Tuesday, March 9, 2010

48. “Guida all’Impero per la Gente Comune” di Arundhati Roy [Italian version]


Anno di prima pubblicazione: 2002-2003
Genere: saggistica
Paese: l’autrice è indiana, ma gli articoli hanno anche a che fare con altri paesi, come l’Iraq, l’Afghanistan e il Pakistan

La mia recensione di Guida all’Impero per la Gente Comune è uscita in italiano sulla rivista culturale Paper Street ed è disponibile a questo link. Per non ripetermi, scriverò un po’ più in generale dell’autrice e di un recente risvolto del suo attivismo politico.

Arundhati Roy la cannibale, Arundhati Roy la hooligan. Alcuni la odiano e altri la amano. Io sono tra quelli che l’amano, sebbene non sia sempre d’accordo con lei. Per esempio quando, in un recente articolo pubblicato su Outlook India (pubblicato anche con il titolo “La guerra nel cuore dell’India” su Internazionale n.821, 13/19 Novembre 2009) , giustifica i ribelli maoisti, un gruppo di guerriglieri che sta dando numerosi problemi al governo indiano. Secondo me, il problema non è se queste persone abbiano ragione o no (naturalmente hanno ragione a non volere che le loro terre vengano sfruttate ed espropriate), il problema è che usano la violenza e il terrorismo per farlo. Roy ha per caso dimenticato il “metodo non-violento gandhiano” che ha portato il suo paese all’indipendenza? E’ arrivata alla conclusione che è fuori moda ed inutile digiunare e scioperare per i propri diritti di questi tempi? La violenza porta solo ad altra violenza: “occhio per occhio e tutto il mondo diventa cieco” diceva Gandhi. Per di più, tutti i gruppi di guerriglia che mi vengono in mente (le FARC colombiane o gli Shan in Birmania) hanno cominciato come idealiste e poi hanno finito per usare metodi illegali come il traffico di droga per finanziarsi, curandosi sempre meno dei loro scopi originali.
A parte i miei disaccordi personali con alcune delle sue opinioni, quello che ti fa ammirare questa quarantottenne indiana magrolina che vuole cambiare il mondo è che usa la scrittura come un’arma. E’ la passione che ci mette in quello per cui lotta e per cui crede che ti fa leggere con trepidazione ogni articolo che scrive, anche si tratti di qualcosa di distante dalla nostra vita di tutti i giorni come i gruppi tribali indiani. E la mia ammirazione per lei non è stata scalfita da questo esito inaspettato del suo attivismo.
Guida all’Impero per la Gente Comune è una collezione di saggi di Arundhati Roy scritti tra il 2002 e il 2003, nel periodo successivo all’11 settembre. Lungi da sembrare datati, gli articoli riguardano la relazione tra i potenti e le persone comuni, impotenti e sfruttate da quelli che detengono il potere. Che siano talebani, un gruppo tribale indiano o cittadini americani poco importa, ad Arundhati Roy importa delle persone comuni, ed è evidente nel suo difendere i ribelli maoisti, che sono persone comuni privare della loro terra.
Ora i ribelli maoisti hanno chiesto ad Arundhati Roy di mediare con il governo. Roy ha rifiutato naturalmente, dicendo che lei è una scrittrice e non ha le capacità di un mediatore. Invece spera in un cessate il fuoco di entrambe le parti. Perciò mi chiedo se Arundhati Roy di fatto approvi i mezzi usati dai maoisti per ottenere quello che vogliono, in assenza di alternative, oppure è d’accordo soltanto con la loro causa? Perché mi sembrava che, almeno dall’articolo sopraccitato, non stesse solo sostenendo la loro causa, ma stesse anche giustificando i loro atti di violenza nel nome di “un bene più grande”.

3 comments:

  1. Cara, ho letto anche io l'articolo su Internazionale sui maoisti e a dire la verità non ne rimasi sconvolta. Ti spiego perchè: i paesi ai quali si riferisce, il Chhattisgarh o l'Orissa in genere, sono continuamente schiacciati da un governo che fa solo il suo interesse...e quando dico suo intendo esclusivamente "Suo". Sono d'accordo con te sul fatto che la violenza applicata dai maoisti sia sbagliata ma....quale mezzo possono mai avere le popolazioni di poveri villaggi per ostacolare le multinazionali in combutta con il governo? L'operazione Green hunt è solo un diversivo per non far emergere il vero problema. Lo so, è triste ma è così. Il Mahatma parlava della non violenza ma...aveva ben presenti i limiti dei suoi metodi. "Vivrò e morirò per tentare di realizzarla":niente è stato mai più vero. Purtroppo il suo ideale ha dei limiti: è del tutto inefficace contro regimi o movimenti autoritari; nella stessa India, già nel 47 non evitò il bagno di sangue della spartizione. Adriano Sofri in Chi è il mio prossimo, definiva questa situazione " lo scacco della buona intenzione".
    Credo che in questa situazione non ci siano buoni o cattivi, violenze o non violenze. Credo solo che, fino a quando ci saranno forti pronti a schiacciare i terreni più morbidi, tutto quest continuerà ad accadere...con o senza maoisti

    ReplyDelete
  2. Mi stupisco che al governo/parlamento non ci sia nessuno che fa le veci di queste popolazioni, che sente un minimo di dovere morale per i più deboli! L'India recentemente ha fatto tante leggi di facciata a favore delle fette di popolazioni discriminate(come quella delle quote rosa o quella che ha depenalizzato l'omosessualità) ma poi si dimentica che ci sono altre persone discriminate. Non lo so, forse i poveri non vanno più di moda...

    ReplyDelete