Sunday, May 24, 2009

14. “Poemi di Alberto Caeiro” di Fernando Pessoa

Anno di prima pubblicazione: poesie scritte intorno al 1915, pubblicate postume
Genere: poesia


Paese: Portogallo



Poemi di Alberto Caeiro di Fernando (A cura di Pierluigi Raule, testo portoghese a fronte), Edizioni La Vita Felice (1999) € 12,50 [Titolo originale Poemas Completos de Alberto Caeiro]


Sull’autore: Fernando Pessoa (1888-1935) è considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese e il suo valore è comparato a Camões. Viene talvolta definito come il poeta più rappresentativo del novecento, insieme a Pablo Neruda. Pessoa nacque a Lisbona e trascorse parte della giovinezza in Sudafrica per seguire il patrigno che era console. Qui Pessoa ricevette un’educazione di stampo britannico e imparò l’inglese (sarà infatti traduttore di molti autori di madrelingua inglese tra cui Edgar Allan Poe). Al rientro in Portogallo si dedicò allo studio e alla scrittura, iniziando la professione di traduttore di corrispondenza commerciale. Morì nel 1935 di cirrosi epatica, causata dall’abuso d’alcol.
La caratteristica più nota della poesia di Pessoa sono gli eteronomi (Ricardo Reis, Alberto Caeiro, Alvaro De Campos e Bernardo Soares) e alcuni si chiedono se nella sua poesia egli abbia fatto trasparire se stesso oppure no. Gli eteronimi si differenziano dagli pseudonimi per la costruzione di una vera e propria biografia fittizia, corredata di date di nascita e morte. Gli eteronimi di Pessoa interagivano tra di loro, scrivendosi lettere e commentandosi la poesia l’un l’altro. In vita Pessoa pubblicò soltanto poesie in inglese e il libro Messagem, mentre tutto il resto della sua poesia venne pubblicata postuma.

Trama: Questa raccolta contiene le poesie firmate come Alberto Caeiro, uno degli eteronimi più famosi di Pessoa insieme a Ricardo Reis e Alvaro de Campos. Caeiro avrebbe vissuto la sua vita come contadino, quasi senza un’istruzione formale ma solo con la licenza elementare. Era noto come poeta-filosofo anche se rinnegava la filosofia, credendo che gli esseri semplicemente sono e nulla più. Possedeva un linguaggio diretto e semplice, ma sufficientemente complesso per le sue riflessioni.

Alcuni pensieri: Raccolgo qui alcuni di quelli che, a parer mio, sono i versi più belli di Caeiro. I temi sono la natura, il mistero dell’esistenza, la poesia, i misteri della vita e la filosofia, il divino ed infine l’amore. Non mi va di analizzare e commentare le poesie (anche perché Alberto Caeiro non lo vorrebbe!), quindi preferisco farvi leggere alcuni versi.

“Leggo e sono limpido nelle mie intenzioni; ciò che c’è di febbrile nella semplice vita mi abbandona; una calma completa mi invade. Tutto il riposo della natura è con me.”

“Pensare disturba come camminare sotto la pioggia
Quando il vento cresce e sembra che piova di più.”

“Essere poeta non è un’ambizione mia. E’ la mia maniera di essere solo.”

“E leggendo i miei versi pensino
Che sono una cosa naturale qualsiasi –
Per esempio l’albero antico
All’ombra del quale quand’erano bambini
Si sedevano di colpo, stanchi di giocare,
E asciugavano il sudore della testa accaldata
Con la manica di grembiule a righe.”

“[…] Un ramo d’albero,
Se pensasse, mai potrebbe
Costruire santi o angeli…
Potrebbe credere che il Sole
E’ Dio, e che la tempesta
E’ una quantità di gente
Adirata sopra di noi…
Ah, come i più semplici degli uomini
Sono malati e confusi e stupidi
Di fronte alla chiara semplicità
E salute di esistere
Degli alberi e delle piante!”

“Ma se Dio è i fiori e gli alberi
E i monti e sole e il chiaro di luna,
allora credo in lui,
[…]
Ma se Dio è gli alberi e i fiori
E i monti e il chiaro di luna e il sole,
Perché lo chiamo Dio?
Lo chiamo fiori e alberi e monti e sole e chiaro di luna;
Poiché, se egli si fece, perché io lo veda,
Sole e chiaro di luna e fiori e alberi e monti,
Se egli mi appare come alberi e monti
E chiaro di luna e sole e fiori,
E’ perché vuole che io lo conosca
Come alberi e monti e fiori e chiaro di luna e sole.”

“Neppure gli permettevano di avere un padre e una madre
Come gli altri bambini.
Suo padre erano due persone –
Un vecchio chiamato Giuseppe, che era falegname,
E che non era suo padre;
e l’altro padre era una colomba stupida,
L’unica colomba brutta al mondo
Perché non era del mondo né era colomba
E sua madre non aveva amato prima di averlo”

“Non mi importano le rime. Rare volte
Ci sono due alberi uguali, uno vicino all’altro.”

“Come chi in un giorno d’estate apre la porta di casa
E sente il calore dei campi con tutta la faccia,
A volte, d’improvviso, mi sbatte la Natura in pieno
Sulla faccia dei miei sentimenti,
E io resto confuso, turbato, cercando di comprendere
Non so bene come né che cosa…”

“Né sempre sono uguale in quello che dico e scrivo.
Cambio ma non cambio molto.
Il colore dei fiori non è lo stesso al sole,
Quando passa una nuvola
O quando scende la notte
E i fiori sono color dell’ombra.
Ma chi guarda bene vede che sono gli stessi fiori.”

“Vidi che non c’è Natura,
che Natura non esiste,
Che ci sono monti, valli, pianure,
Che ci sono alberi, fiori, erbe,
Che ci sono fiumi e pietre,
Ma che non c’è un tutto al quale questi appartengano,
Che un insieme reale e vero,
E’ una malattia delle nostre idee.

La Natura sono parti senza un tutto.
Questo è forse quel tal mistero di cui parlano.

Fu questo che senza fermarmi a pensare
Compresi doveva essere la verità
Che tutti vanno a trovare e che non trovano,
E che io, poiché non sono andato a trovarla, trovai.”

“Quando desidero incontrarla,
Quasi preferisco non incontrarla,
Per non doverla poi lasciare.
Non so bene ciò che voglio, né voglio sapere ciò che voglio. Voglio solo
Pensare a lei.
Non chiedo niente a nessuno, neppure a lei, se non pensare.”

“Non basta aprire la finestra
Per vedere i campi e il fiume.
Non è sufficiente non essere cieco
Per vedere gli alberi e i fiori.
E’ necessario anche non avere alcuna filosofia.
Con la filosofia non ci sono alberi: ci sono solo idee.
C’è solo ciascuno di noi, come un sotterraneo.
C’è solo una finestra chiusa, e tutto il mondo là fuori;
E’ un segno di quello che si potrebbe vedere se la finestra si aprisse,Che mai è quello che si vede quando si apre la finestra.”



Ho riportato i versi in italiano, anche se il teso originale aveva il portoghese a fronte, non perché non capisca il portoghese (parlando spagnolo e francese non mi risulta poi così difficile) ma perché dovrei copiarmi tutti gli accenti, che invece assolutamente non so. Chi me lo fa fare? Note per il futuro: imparare come cavolo funzionano gli accenti in portoghese =)

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