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Friday, January 22, 2010

Italia e Corno d’Africa: “Madre Piccola” di Cristina Ali Farah

Ubax Cristina Ali Farah è nata a Verona nel 1973 da padre somalo e madre italiana. Le piace dire che è suo padre l'africano, mentre sua madre è italiana, ribaltando la consuetudine che vuole siano le spesso bellissime donne africane a sposare gli uomini bianchi, e non viceversa. Cristina è vissuta a Mogadiscio dal 1976 al 1991, quando è stata costretta a fuggire a causa della guerra civile scoppiata nel paese. Ora vive a Roma, dove organizza eventi letterari e si occupa di educazione interculturale, con percorsi rivolti a studenti, insegnanti e donne migranti. E’ anche co-fondatrice della rivista di letteratura della migrazione El-Ghibli. Poetessa ed autrice di diversi racconti, nel 2007 è uscito il suo primo romanzo, Madre Piccola.

Barni e Domenica Axad sono due cugine, cresciute insieme a Mogadisco e legate da un filo sottile ma resistentissimo. Vengono separate contro il loro volere quando Domenica parte, insieme alla madre, alla volta di un paese a lei sconosciuto, ma che in realtà è quello della madre: l’Italia. Quando le due cugine finalmente si rincontrano a Roma dopo molti anni, la Somalia è ormai “persa” perché in preda alla guerra civile, ma ancora viva nei loro ricordi di bambine. Barni decide di essere la habaryar, la madre piccola, del figlio che Domenica porta in grembo. “Madre piccola” è infatti il modo in cui i somali si riferiscono alla zia materna.

Attraverso questo libro Cristina Ali Farah ci parla della Somalia dove la colonizzazione italiana ha lasciato tracce evidenti e anche ferite non meno profonde, ha stretto forti legami tra Mogadiscio e Roma, legami che però ora che la Somalia è in preda alla guerra civile l’Italia sembra aver dimenticato. In Italia non si ricorda mai questa brutta parte della nostra storia nazionale, quando ci siamo macchiati di crimini di cui spesso accusiamo le altre nazioni – Inghilterra, Francia o Spagna. Questa parte della nostra storia non si studia a scuola e i giornalisti non ne parlano spesso. Cristina Ali Farah parla dei somali della diaspora, sparsi nelle città di mezzo mondo, ma anche dei “meticci” italo-somali, poco accetti in entrambe le culture. Quegli stessi discorsi che sembrano banali se riferiti ad uno scrittore algerino di lingua francese o ad uno scrittore guyanese di lingua inglese, non sono banali per la poco conosciuta “letteratura postcoloniale italiana”, definizione alquanto dubbia quanto quella di “letteratura italofona”. Cristina, cresciuta a Mogadiscio, ha studiato in una scuola italiana su libri italiani, è di madrelingua italiana e quando le si domanda se si sente italiana (domanda che le è stata posta da un anziano signore alla presentazione del libro a cui sono andata lo scorso anno), rimane un po’ sorpresa. E come potrebbe non sentirsi italiana? Eppure si sente anche somala ed è una cosa che si percepisce molto nel libro, impreziosito da espressioni e parole somale. Non sono due cose che non possono convivere, l’essere italiani e l’essere somali, giacchè l’autrice, così come la Domenica Axad del libro, lo fa nei suoi due nomi di battesimo, Ubax, un nome somalo, e Cristina, un nome italiano.

Di questo primo libro di Cristina mi ha colpito molto il modo di scrivere, la sintassi proprio, rotta, discontinua, discorsiva, bellissima. Non so come spiegarvelo, ma l’ho interpretato un po’ come un modo per dimostrare a quel signore che le ha posto quella domanda che sì, lei è proprio di madrelingua italiana, che usa l’italiano con tutte le sue sfaccettature e le sue complessità. Non posso far altro che riportarvi un piccolo assaggio del libro:

" Soomaali baan ahay*, come la mia metà che è intera. Sono il filo sottile, così sottile che si infila e si tende, prolungandosi. Così sottile che non si spezza. E il groviglio di fili si allarga e mostra, chiari e ben stretti, i nodi, pur distanti l'uno dall'altro, che non si sciolgono.
Sono una traccia in quel groviglio e il mio principio appartiene a quello multiplo.
Il mio principio è Barni mentre mangiamo insieme dal piatto comune. Siamo sedute per terra l'una accanto all'altra e i maschi ridono per come tengo le gambe. Sulla stuoia le ginocchia si toccano, una gamba di qua e una gamba di là. Non ti si spezzano dalbooley*? Vedessi quando corre quanto fa ridere, i polpacci che vanno a destra e a sinistra.
Barni, persino i maschi hanno paura di lei. Si alza e li prende per il collo, graffia, dovresti vedere come graffia. Nessuno si azzardi a scherzare. Il piatto quasi pieno si rovescia ed eccola, la mia Barni con la sua voglia a cuore proprio in mezzo alla fronte, che corre a protestare, mai un giorno che si possa mangiare senza dover fare a botte con questi prepotenti. Ve lo faccio vedere io chi è più forte. Io ci ho provato una volta, volevo essere come lei, ma di Barni ce n'è una sola.
Il mio principio è noi due che ci infiliamo in cucina, vediamo la papaia tutta aperta con i suoi semini tondi tondi ed ecco, un po’ a te e un po’ a me, poi corriamo in cortile e facciamo una buca profonda nella sabbia rossa, domani torniamo e magari, chissà, è spuntato qualcosa. Barni che mi dice coraggio, quel giorno che hanno messo la trappola per il gatto, quello che rubava sempre la carne dal cesto della spesa, e ora che l’hanno beccato le danno tante di quelle bastonate che non riesco neanche a guardare. L’hanno buttato per strada, ma quello è tornato, ora non ruba più la carne, ha un occhio raggrinzito. Forse è tornato per ricordare che il nostro profeta Maometto amava i gatti, dicono che una volta un gatto gli si è addormentato sul braccio e il profeta, per non svegliarlo, ha deciso di tagliarsi la manica.
Il mio principio è Barni quando tocca a me raccontare le storie, mi chiede quelle dei libri che leggo e traduce le parole che non so, come quella volta che volevo dire la storia della sirenetta e io raccontavo, una donna metà pesce e metà donna, come si dice, gabareymaanyo dice Barni, ecco come di dice. Vorrei anch’io essere una gabareymaanyo, ma non so nuotare, al mare volevo raggiungerla nell’acqua, ma c’era una buca, meno male che Barni è più alta di me, è venuta subito a tirarmi fuori, mamma mia che paura, ho ancora il sapore dell’acqua salata.
Il mio principio sembra spezzarsi quel giorno, mentre Barni mi sta pettinando i capelli per la partenza, così tua nonna vedrà come sei diventata bella!, spalma l’olio e separa le ciocche e io dico, Barni non vedo niente, mi sembra come una nuvola nera davanti agli occhi. Poi mi manca il respiro e sento solo l’acqua fredda che mi scende dalla fronte al petto, ha perso conoscenza, dicono. Domenica, domenica! e mentre mi chiamano io ricomincio a vedere gli occhi di Barni che mi fissano così vicini. Allora io le dico, abbaayo* io non voglio più chiamarmi con questo nome che fa ridere tutti e lei dice, non ti preoccupare d’ora in avanti ti chiamerai Axad, come il principio.”


* Soomaali baan ahay: “Somalo io sono”, poesia composta nel 1977 da Cabdulqaadir Xirsi Siyaad “Yamyam”
Dalbooley: persona dalle gambe valghe
Abbaayo: sorella (anche in senso affettivo)



La prossima volta, Gabriella Ghermandi e il suo libro Regina di Fiori e di Perle

Sunday, November 29, 2009

35. “Pecore Nere” di Gabriella Kuruvilla, Ingy Mubiayi, Igiaba Scego e Laila Wadia


Anno di prima pubblicazione: 2005
Genere: raccolta di racconti
Paese: Italia

Editori Laterza (€ 9,50)

La recensione di questo libro si trova nella rivista culturale on-line Paper Street a questo link.
Nell'articolo pubblicato su Paper Street non ho potuto parlare molto delle autrici per motivi di spazio, ma forse le conoscerete già un po' perché tutte e quattro scrivono per la popolare rubrica "Italieni" che esce settimanalmente su Internazionale.

Gabriella Kuruvilla è nata nel 1969 a Milano da padre indiano e madre italiana. Si è laureata in architettura ed ha collaborato con numerose riviste. Ora si dedica a tempo pieno alla scrittura e alla pittura. Nel 2001 ha pubblicato con lo pseudonimo di Viola Chandra il libro Media Chiara e Noccioline. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di racconti E’ la vita, dolcezza. I suoi quadri sono stati esposti sia in Italia che all’estero. Leggi un suo racconto a questo link e visita il suo sito personale per vedere i suoi quadri e leggere degli estratti.

Igiaba Scego è nata nel 1974 a Roma da genitori somali espatriati nel 1969 dopo il golpe di Siad Barre e fino alla prima media andava ogni estate a Mogadiscio. Dopo essersi laureata in lingue straniere alla Sapienza, ha fatto un dottorato di ricerca in pedagogia. Scrive per numerosi quotidiani e riviste, tra cui L’Unità (qui la sua rubrica) e Nigrizia. Ha scritto i romanzi La Nomade che Amava Alfred Hitchcock (2003), Rhoda (2004) e Oltre Babilonia (2008). Inoltre, ha curato Quando Nasci è una Roulette insieme a Ingy Mubiayi e la raccolta di racconti Italiani per Vocazione (2005). Un suo racconto è anche presente in Amori Bicolori (2008). Recentemente ha curato un programma su Radio3 intitolato “Black Italians”. Leggi un suo racconto a questo link.

Ingy Mubiayi Kakese è nata nel 1972 al Cairo da padre zairese e madre egiziana. E’ arrivata in Italia nel 1977 e si è stabilita a Roma con la famiglia. Ha frequentato prima le scuole francesi e poi quelle italiane. Ha iniziato a scrivere folgorata da scrittori francesi come Sartre e Camus, ma anche da Italo Calvino. I suoi racconti sono stati pubblicati in varie raccolte, tra cui Amori Bicolori (2008) e Italiani per Vocazione (2005).

Laila Wadia è nata a Bombay nel 1966, da genitori indiani seguaci di Zarathustra. E’ arrivata in Italia da adulta e si è stabilita subito a Trieste, dove lavora come collaboratrice esperta di lingua inglese all’università di Trieste. Ha scritto una raccolta di racconti, Il burattinaio e altre storie extra-italiane (2004), e il romanzo Amiche per la Pelle (2007).


Io, a parte quest'antologia e Amori Bicolori, ho letto anche tre romanzi bellissimi che intrecciano l'Italia e il corno d'Africa nella loro narrazione. Ho deciso di parlarvene un po'. Il primo è scritto da una delle quattro autrici di Pecore Nere, si tratta di Oltre Babilonia di Igiaba Scego (Donzelli, €17,50), di cui per altro avevo già parlato in questo blog. Quando ho iniziato a leggere questo libro ero in partenza per Londra. Guarda caso il mio ostello era a Willesden, il quartiere dove è ambientato White Teeth di Zadie Smith (e dove è anche cresciuta). Nella mia mente non potevo fare a meno di fare il paragone: Igiaba Scego è la nostra Zadie Smith! O lo sarà, se preferite. A parte il colore della pelle, tutte e due riempono le loro storie di personaggi dalle geografie più disparate (ma che immagino siano le persone che conoscono e con cui hanno a che fare tutti i giorni), ci si diverte da matti leggendole, ma non a scapito del contenuto, e infilano nelle loro storie tutto quello che le emoziona e le interessa, dalla musica alla letteratura. Non mancano però momenti amari, come la descrizione della Somalia martoriata dalla guerra o dalla crudeltà dei colonizzatori. Ecco un pezzettino del libro, preso quasi a caso, per darvi un'idea del talento della ragazza:

La Nus-Nus *

C’è qualcosa nella morte che assomiglia all’amore.
Antologia di Spoon River, pagina 103, versione comprata in edicola, allegata a un giornale. Quale? Mar non se lo ricordava più. Testo a fronte. Mar comprava solo poesie con testo a fronte. Rilesse il verso in inglese There is nothing about death like love itself.
Il ritmo era abisso. Come la canna della pistola dentro la bocca di Patricia.
Le faceva paura. Era seduta in mezzo al niente di Villa Borghese, Mar. Intorno i bambini giocavano, le coppiette si baciavano e i tossici speravano di rimediare la loro dose in vena con qualche borseggio sul bus 490.
La vita scorreva fluida intorno a Mar. Il cielo era terso come in certi telefilm tedeschi. Le nuvole distratte. Gli uccelli esitanti. Niente solcava quel blu finzione. Roma sembrava un set cinematografico. Sembrava uno studio della MGM degli anni d’oro. O forse era solo Cinecittà. A ogni angolo, inaspettati, potevano spuntare Visconti, la Magnani, Alberto Sordi. O perché no, il grande Federico Fellini con una Ekberg e una fontana. Con un Mastroianni e una soubrette.Federico Fellini che gira il suo nuovo film con Mar Ribero Martino. Una ragazza nera. Troppo nera. Con una madre bianca, argentina, italiana, portoghese. Una famiglia di errori la sua. Una famiglia di pazzi."

* La <>>, in lingua somala.



Nella prossima puntata, Cristina Ali Farah. :-)

Saturday, October 31, 2009

Aspettando la recensione del libro di Katherine Mansfield...

Qualche settimana fa, per la precisione il 17 ottobre, è uscita una puntata di "Che libro fa..." particolarmente gustosa, perché riguardava un paese di cui mi sono occupata qualche anno fa per la mia tesi, cioè la Nuova Zelanda. Qui le parti più interessanti della meravigliosa rubrica di Giovanna Zucconi:

"[...] È l’occasione per fare un giretto nei giornali di quell’altra Italia remota e capovolta. Sollievo: si parla d’altro, non c’è traccia delle nostre ossessioni collettive e neppure della vigente (qui) battaglia contro il «culturame». Si parla di libri, scrittori, e anche di cinema e delle arti, con toni normali, né spocchiosi né manganellanti, e con rispetto condiviso. È considerato naturale, laggiù, che esistano libri popolari e altri che popolari non sono: e che quelli che amano Dan Brown e quelli che amano Proust possono convivere pacificamente (talvolta nella stessa persona).

Agli antipodi, agli antipodi! La polemica più accesa, beati loro, sembra essere su questo tema: perché i Kiwi (nomignolo nazionale) leggono così poco la propria letteratura? Se esista o no una letteratura neozelandese non è il legittimo dubbio di chi come noi saprebbe citare sì e no Katherine Mansfield e Jane Campion: è la questione centrale, in un piccolo Paese ai margini dell’imperium angloamericano. Guardando alle classifiche: Diana Gabaldon è americana, Dan Brown pure, e fra Marian Keyes, Stieg Larsson, Ian Rankin, Clive Cussler eccetera, non ce n’è uno nato fra Wellington e Auckland.

Guardando invece ai dati (anche qui, invidia antipodea): il 44% degli adulti dichiara di avere acquistato almeno un libro nelle ultime 4 settimane, e il 39% è andato in biblioteca. Soltanto il 5% della fiction venduta è pubblicata in Nuova Zelanda, contro il 30% della saggistica e il 12% dei libri per bambini. Ancora più interessante il confronto con gli altri consumi culturali: il 34% dei contenuti televisivi nelle sei reti principali è nazionale, e anche il 19% della musica radiotrasmessa. Che cosa significa? Scrittori, editori, giornalisti, autori di alcune delle trasmissioni di libri (ce ne sono parecchie, nell’Italia alla rovescia), ne discutono in profondità. Il dibattito ci appassiona. Se non altro perché per qualche minuto ci distrae dal nostro, di dibattito."
La Stampa, 17 ottobre 2009

Monday, October 26, 2009

(turbo) traduzioni

Ancora una volta ho trovato spunti incredibilmente interessanti nella rubrica “Che libro fa…”, curata da Giovanna Zucconi per La Stampa. Ormai sono tre le puntate che vi vorrei “passare”. Prima di tutto andiamo in Germania:

In Germania il nuovo Dan Brown non è ancora uscito, eppure è già in cima alla classifica. Perché in tantissimi lo comprano in inglese, senza aspettare che Das verlorene Symbol compaia in tedesco, a metà ottobre. Poveri traduttori. Sono sei, hanno avuto dieci giorni per tradurre 780 pagine, lavorando dalle sei del mattino, senza neanche aver potuto leggere tutto il libro prima di chinarsi a picchiettare freneticamente sulle tastiere, e la loro fatica è inutile, se tutti lo leggono in inglese. In un video su Internet si vedono due di loro, abbastanza affranti, ciascuno al suo computer, intorno a un lungo tavolo che sembra tanto una catena di montaggio, mentre spiegano i segreti della «turbotraduzione», la chiamano così. Spiritosamente, nel sito di lancio del libro, con tanto di conto alla rovescia neanche fossimo a Cape Canaveral, uno dei traduttori per spiegare quant’è difficile il suo lavoro prende ad esempio la frase «The secret is how to die». Come renderla in tedesco, ma soprattutto come evitare di applicarla ai forzati della traduzione?Chissà se la qualità sarà decente, vista la fretta. E dire che la Germania investe tantissimo sulle traduzioni. Per esempio, il più importante premio di translation in lingua inglese, cioè il «Foreign Fiction Prize» del giornale The Independent, assegna 10.000 sterline ai vincitori, mentre il neonato omologo tedesco, «Internationaler Literaturpreis», ha stanziato 25.000 euro per lo scrittore vincente e 10.000 per il suo traduttore. Fra 131 titoli tradotti in tedesco da 33 lingue diverse, ha vinto il peruviano-americano Daniel Alarcón con Lost City Radio nella versione di Friederike Meltendorf. Consegna il 30 settembre, San Girolamo, patrono dei traduttori. Inclusi quelli dei turbobestseller?[…]
Sabato 3 ottobre 2009 “La Stampa”

Memole scrive:
1) I tedeschi leggono romanzi in inglese, mitici! Dovremmo imparare da loro!
2) Come si può tradurre bene un romanzo in così poco tempo e soprattutto come può essere che un équipe di traduttori lavori allo stesso romanzo? Immagino che ogni traduttore abbia il suo stile e il suo metodo, il risultato potrebbe assomigliare paurosamente a Frankenstein (avete presente l’omonimo gioco a “Per un Pugno di Libri”?).
3) Ma in Italia esiste un premio per la miglior traduzione così prestigioso? Ne dubito.

Wednesday, May 27, 2009

La goccia che ha fatto traboccare il vaso... inglese

Passi per il Guardian, quotidiano filolaburista, passi anche per The Economist, il famoso quotidiano che qualche anno fa scrisse un articolo che definiva Berlusconi inadatto a governare l’Italia. Ma ora anche il Times, quotidiano conservatore inglese, il Financial Times, considerato il quotidiano più autorevole d’Europa, e l’Indepedent ci si mettono, pubblicando editoriali molto critici contro Berlusconi.
Il triangolo Noemi-Veronica-Silvio ha infiammato l’Europa e l'Inghilterra in particolare: secondo il Guardian, il nostro è l’unico primo ministro che può permettersi di non rispondere alle domande riguardanti una vicenda poco chiara e destare sospetti di relazioni con minorenni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, è stato il caso Mills: com’è possibile che un accertato corruttore non solo sia ancora al suo posto, ma non pensi minimamente a lasciare la poltrona, né pensino i suoi alleati ad abbandonare la nave che, ahimè, non affonderà mai?

L’Independent ci fa sapere che il ciondolo regalato a Noemi costava ben 6,500 € (noccioline per il premier, lo so…) e definisce Bruno Vespa “the most unctuous TV courtier” (il più lecchino tra i cortigiani della tv), cosa quasi improponibile per un giornale italiano. Infatti, ieri sera a Ballarò Franceschini si è permesso di dire che Belpietro è un “dipendente” di Berlusconi, cosa che infatti è, visto che Panorama è di proprietà del gruppo Mondadori, e lui è uscito dai gangheri. Il quotidiano inglese, poi, insinua l’indicibile, quello che credo neppure La Repubblica (quotidiano comunista!) osa dire, e cioè che Noemi, con le sue guance belle piene e gli occhi tondi e scuri, sia niente popò di meno che la figlia illegittima dell’imperatore d’Italia. Effettivamente Noemi assomiglia non poco a Marina Berlusconi, ma shhhhhhhh... questa cosa è tabù. Come è tabù chiedersi se Berlusconi abbia fatto sesso con questa minorenne (nel caso che non sia sua figlia, per carità, altrimenti le cose si complicano!), perché è questo che si vuol sapere, anche se Repubblica la domanda diretta non l'ha fatta, forse un po' per pudore e forse un po' per non infierire (non credo che il "vecchio bavoso" possa ancora fare queste cose a 73 anni!).

La stampa inglese si chiede se sarà una vicenda minore, come accadde con Nixon e lo scandalo Watergate, a fare affondare la nave Berlusconi. Poveri illusi!



Monday, April 6, 2009

Berlusconate Memole Version

Italieni 2009 # 8:

Berlusconi fa una foto ricordo al G20, presenti tutti i più grandi leader mondiali e persino la regina Elisabetta. Poi vuole un'altra foto-ricordo e si mette a chiamare a squarciagola Mister Obama. Ottiene una foto-ricordo con lui e Medvedev, dove nonostante il fatto che il motivo della riunione sia molto grave, tutti s mostrano sorridenti e con il pollice alzato (perché mi sembra che in un'altra versione della foto sia Berlusconi ad avere il pollice alzato???). Come ha detto Dario Franceschini, è come se fosse in gita scolastica!

Ma questo non basta, per la gioia di tutti gli italiani a Strasburgo Berlusconi parla al telefono facendo aspettare la cancelliera Angela Merkel per ben 10 minuti sul tappeto rosso, finché si scoccia e se ne va. Come suggerisce l'articolo di Andrea Bonanni su La Repubblica di ieri domenica 5 aprile, tenta di ottenere ancora più consensi tra i "polli" italiani (tanto quelli stranieri non ci cascano). Qui i pezzi più significativi dell'articolo:

"Sarebbe infatti ingenuo pensare che il presidente del Consiglio abbia accumulato in pochi giorni un così straordinario numero di gaffe e di figuracce internazionali solo per insipienza. Unico esponente del G8 a non aver potuto incontrare Obama, incapace di acquisire credibilità tra i propri pari, ha adottato la tecnica della rottura del protocollo, per poter vendere almeno qualche scampolo di visibilità sul fronte interno, che è poi l’unico che gli interessi veramente. [...]
Il G20 sancisce una ritrovata unità tra i Grandi del Pianeta? Berlsuconi è prontissimo ad inseguire il presidente al grido di “Mister Obama!” e a costringerlo ad una foto-ricordo con il russo Medvedev che farà la prima pagina di tutti i giornali. I leader della Nato decidono che devono superare il veto turco e uscire dal vertice di Strasburgo con un accordo sulla nomina di Rasmussen? Berlusconi viola tutti i protocolli e i più elementari criteri di buona educazione per farsi riprendere dalle televisioni di tutto il mondo mentre telefona, in diretta, al primo ministro turco Erdogan per perorare la causa di Rasmussen.Poco importa che, nonostante i sorrisi di Obama e Medvedev nella foto-ricordo, la situazione dell’economia mondiale resti grave, o che il riavvicinamento dei rapporti tra Russia e Stati Uniti non abbia certo bisogno dei buoni uffici di Berlusconi. Poco importa che, per riconoscimento congiunto dei turchi e degli americani, l’accordo sul nome di Rasmussen sia arrivato dopo due colloqui, venerdì sera a Baden Baden e ieri mattina a Strasburgo, tra Obama e il presidente turco Gul, cui ha partecipato nella fase finale lo stesso Rasmussen. [...]
Ma questa logica televisiva dell’apparire a tutti i costi, anche pagando il prezzo di brutte figure, fa davvero bene al Paese? O fa bene solo al capo di governo e alla sua perenne ricerca di applausi domestici? Sarebbe bello se, almeno quando varca i confini nazionali, il presidente del consiglio ricordasse che le due istanze, il suo interesse e quello dell’Italia, posso anche non coincidere. La libertà di stampa, invece, coincide sicuramente con l’interesse di una democrazia. Perché la cronaca non è diffamazione e la critica non è calunnia." (tratto da La Repubblica di domenica 5 aprile 2009, pagine 1 e 6)

Sunday, March 8, 2009

Italiene


La festa della donna in Italia è celebrata con tanta leggerezza, è semplicemente il giorno in cui gli uomini regalano le mimose alle donne: fidanzate, mamme, suocere, amiche e colleghe di lavoro, tutte ricevano se non i fiori almeno gli auguri. In realtà la Festa delle Donne è stata creata per ricordare quelle donne che in passato sono state discriminate, in particolare sul posto del lavoro, e che hanno lottato per ottenere migliori diritti. Anziché un giorno di festa, che si sta commercializzando sempre di più ogni anno, dovrebbe essere un giorno di riflessione. Si potrebbe avere un giorno di festa se le discriminazioni contro le donne fossero finite. Ma nel nostro paese, l’Italia, le donne sono completamente emancipate? No, non lo sono purtroppo. Siamo uno dei paesi in Europa dove le donne hanno minor potere, certo possono diventare sindaco e persino Primo Ministro, ma questo succede raramente. C’è solo una donna italiana che è quasi diventata capo del governo, rinunciando però poi all’incarico. Sapete chi è? Scervellatevi pure per qualche minuto. E’ Sonia Gandhi, in India. E questo la dice lunga.
In Italia, le donne guadagnano in media il 75% di quello che guadagna un uomo per lo stesso lavoro. Le donne in Parlamento sono molto poche rispetto alla media europea e se ci sono non hanno un ruolo importante. Le ministre elette dal nostro premier sono famose più per il loro bell’aspetto e poco per i loro meriti, addirittura una è un’ex soubrette e un’altra è andata a fare l’esame per l’abilitazione di avvocato in un’altra città, evidentemente perché non riusciva a passarlo nella sua. Il nostro beneamato premier, poi, ogni tanto ci regala delle perle maschiliste stupende, dal criticare Zapatero per aver scelto troppe donne nel suo Governo ad affermare che Eluana Englaro potesse rimanere incinta nonostante fosse in coma da 17 anni. Per non parlare degli stupri poi: non sono gli immigrati a stuprare le donne, sono gli uomini a stuprare le donne. Nella maggior parte dei casi è un amico o un conoscente a commettere lo stupro, qualche volta persino il fidanzato. L’Italia è il paese dove solo pochi mesi fa si è cercato di mettere mano alla legge 194, quella sull’aborto. L’idea è venuta ovviamente dagli uomini. Ma che cosa ne sanno loro che con il loro seme possono impregnare chi vogliono ma poi non ne subiscono le conseguenze?


Non c’è bisogno che ci facciate una festa solo per chiedere scusa se qualche volta ci avete obbligato a rimanere a casa a cucinare e badare alla famiglia quando volevamo lavorare e dare un contributo alla società, se qualche volta ci avete maltrattate e non considerate degne di iscriverci all’università (sì, pure questo ho dovuto sentire), se ci avete riso dietro per aver tentato di dare la nostra opinione sulla politica. C’è bisogno che in questo giorno pensiate a tutto quello che c’è ancora da fare e c’è bisogno che prima di regalare una mimosa ad una donna pensiate bene se avete o no rispettato le donne della vostra vita, come quando si va a prendere la comunione che se non hai la coscienza a posto non ci vai. Quindi dico a tutti gli italiani, uomini e donne, perdete un minuto della vostra vita per pensare a queste cose. Poi ne riparliamo.

Tuesday, March 3, 2009

Italieni - Memole Version

Italieni 2009 # 6:

Comincio con una bella notizia: quest'articolo de La Tribuna di Treviso riporta la presenza di alcune impiegate con il velo (o l'hijab, come sarebbe più corretto dire) negli uffici del Comune in giro per la provincia, più alcuni altri impiegati (assunti con un contratto a tempo determinato) che parlano bene le lingue degli immigrati nella provincia di Treviso: arabo, albanese e cinese. Quante volte in coda ad uno sportello del Comune o della ASL non abbiamo sentito un'impiegata sforzarsi di far capire ad uno straniero che parla poco l'italiano come funziona la complicatissima burocrazia italiana? E quante volte avremmo voluto che lo straniero rispondesse: "Hey, sono straniero, non stupido"? Ecco risolta la questione. Più o meno...

Memole dice: Bella iniziativa, non lo metto in dubbio. In realtà è un po' uno specchietto per le allodole, perché sono abbastanza sicura che si tratti solo di volontari, in quanto le amministrazioni leghiste sono molto restie a spendere anche solo 5 lire in questioni riguardanti l'integrazione degli immigrati, anche se questi in alcuni comuni della provincia arrivano ad assere il 20 % degli abitanti. Nel mio comune, ad esempio, si sono rifiutati di darci uno spazio dove fare il laboratorio di italiano (per non parlare di soldi), cosicché dobbiamo usare la canonica gentilmente offerta dal parroco (e quasi nessuno tra gli studenti è cristiano). A me sembra un po' che quotidiani come La Tribuna cerchino disperatamente di dimostrare che Treviso non è poi così chiusa nel confronto dei migranti e degli stranieri in generale, dimostrando grande stupore e facendo sembrare che sia una grande concessione avere un paio di impiegati marocchini in comune, mentre queste cose dovrebbero essere la norma. Qui in Inghilterra lavoro in una scuola dove la segretaria è iraniana e porta il velo, una professoressa di inglese è di origine indiana e due prof di religione sono africani. Ed è tutto normale, nessuno è esaltato e si auto-elogia per questo. La tolleranza non dovrebbe essere una concessione. Anzi è proprio la parola tolleranza ad essere sbagliata perché nella sua etimologia implica il concetto di concessione, cioè il tollerare, il sopportare, ma non il convivere serenamente.

Italieni 2009 # 7:

Ho letto ieri nel Guardian una specie di sondaggio che è stato fatto nelle strade di Manhattan. Un giornalista girava con una foto del primo ministro britannico Gordon Brown, chiedendo ai passanti se lo conoscessero. Naturalmente nessuno l'ha riconosciuto, visto il poco carisma e l'ignoranza presunta degli americani (digitate 'Dumb Americans' su you tube e non crederete alle vostre orecchie). Chissà cosa succederebbe se girassimo per Londra con la foto del Cavaliere, chiedendo ai Londoners chi è costui... Magari un giorno di questi lo faccio! E se provo con Franceschini (emoticon diavoletto che non ho...)?

Parole (it)aliene rebus:

Ma Berlusconi ha detto "Moi, je t'ai donné la tua donna" (come sostiene la tv francese leggendo il labbiale) o "Tu sais que j'ai etudié a la Sorbona" (come sostengono i berlusconiani)? E' peggio che quando si cercava di capire che cosa ha detto Materazzi quella volta! Tranquille donne del Bel Paese, in realtà, siccome il nostro Premier è acculturato ed ha (forse) studiato alla Sorbona, la donna in questione è la Monna Lisa, gentilmente concessa dagli italiani ai cugini d'oltralpe...

Sunday, February 15, 2009

ItaELI (e le Storie Tese)

Thursday, January 29, 2009

Italieni - Memole Version

Le ultime Berlusconate

Dopo aver raccontato barzellette sui campi di concentramento ed essersi rifiutato di presenziare al giuramento di Obama perché lui è un protagonista e non una comparsa (ma io sospetto che non sia stato neanche invitato), spara una delle più belle berlusconate da mesi:

“Quando vado sulla tv nazionale in seconda serata, mi bastano 5 minuti per sentire qualcosa contro di me: l'altra sera c'era addirittura un'astrologa che mi attaccava”.

L’astrologa in questione non è un Paolo Fox in gonnella che prevede un’influenza funesta di Giove nel mese di gennaio, ma l’ASTROFISICA Margherita Hack! Con il caratterino che si ritrova, non è escluso che sentiremo presto la replica della scienziata.
E io che sono iscritta la gruppo di facebook “per Margherita Hack senatrice a vita!”. Mi sa che ora dovremmo accettare la candidatura di Mike Buongiorno…

E inoltre dichiara di voler mandare altri 30,000 soldati nelle città (10 volte quelli che ci sono oggi). Nonostante tutto vi ricordo che Roma è una delle città più sicure d’Europa. Nel frattempo, lo stupratore di Capodanno ottiene gli arresti domiciliari, nonostante in campagna elettorale si fosse cianciato tanto della sicurezza della pena.

Non contento, commenta sugli stupri dicendo che sarebbe impossibile avere un poliziotto per ogni bella donna d’Italia, come a dire che è tutta loro la colpa se vengono stuprate. Capito Mara? Non mettere più la minigonna che in Parlamento di maschietti con brutte intenzioni ce ne devono essere parecchi…

Italieni 2009 #4:
Un articolo apparso su La Repubblica vieterebbe, nella ridente cittadina di Lucca, l'apertura di ristoranti di "stampo etnico". A parte il fatto che "cibo etnico" è una definizione stupida, ma che male ti fa un kebab o un involtino primavera? Apprezzare le altre cucine è uno dei metodi più semplici per favorire l'integrazione tra culture diverse.

Italieni 2009 #5:
"Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione." - Don Floriano Abrahamowicz
Don Floriano Abrahamowicz, capo dei lefebvriani di Treviso (tanto per non farci riconoscere, come sempre) che ha celebrato la messa in latino a Lanzago di Silea (TV) per Umberto Bossi e normalmente la celebra per Borghezio (due persone assolutamente non razziste). Non erano bastate le parole del vescovo scismatico britannico, mons. Richard Williamson, pronunciate proprio nel Giorno della Memoria e all'indomani della revoca della scomunica da parte di papa Ratzinger, a mettere in dubbio l'esistenza dell'Olocausto. Da notare con che gente si accoppiano i leghisti!

Wednesday, January 21, 2009

Gli italieni... visti dalla Zadie

Zadie Smith ha vissuto per due anni a Roma con il marito Nick Laird, anche lui scrittore. In un'intervista pubblicata sul web (qui la trovi completa) racconta *:

Nel tuo saggio Il fallimento riuscito pubblicato su "Internazionale" il 28 dicembre 2007, ti confronti con il ruolo dello scrittore, del lettore e del critico. E' strano in Italia leggere queste riflessioni. Il discorso sulla letteratura è un dibattito molto sentito nel mondo anglosassone?

E' vero c'è questa sensazione in Italia: non c'è discussione nel mondo della letteratura. Quando leggo "Vanity Fair", per imparare l'italiano, mi sorprendono le pagine delle recensioni dei libri che non sono problematiche, sono scritte in questo modo lirico come se per trattare di letteratura sia necessario utilizzare un linguaggio retorico e teatrale. Questo non si usa molto in Inghilterra o in America dove c'è una maggiore coscienza della divisione degli stili di fronte a un romanzo, che annuncia subito l'anima dello scrittore: le più ovvie divisioni sono tra realismo e fantasia, liricismo e minimalismo (painless). Alcuni stili sono subito esemplificati citando i capostipiti, come Kafka, Cecov e Carver, e c'è anche una seria divisione di sensibilità che portano a delle discussioni incredibilmente violente che non esistono in Italia. Inoltre mi sembra che culturalmente si legga poco qui. Una cosa che mi ha scioccato qua a Roma è vedere quanto poco leggano i giovani nei luoghi pubblici, come nei caffè, sugli autobus, sui treni rispetto a Londra e New York. In questo poco, mi sembra che i giovani leggano pochi romanzi italiani e molti autori americani.

[…]

Sullo sfondo di Della bellezza c'è la guerra di Haiti che non tocca mai, se non superficialmenti, gli attori del romanzo. Che cosa volevi dire con queste presenze?

Cerco di essere sempre il più accurata possibile quando scrivo di come ci si sente nel mondo, di immedesimarmi in un dato luogo e in un dato tempo e di rappresentare realisticamente la coscienza dei personaggi. Trovo che la coscienza politica, religiosa e morale è molto limitata, una specie di cattiva coscienza sullo sfondo, una indifferenza. Quando sono stata a Boston si vedevano i rifugiati di Haiti, ma appena svoltato l'angolo scomparivano dalla mente, come i romeni qui a Roma. A nessuno interessava relamente la loro condizione. Non credo che questa sia una impostazione politicamente scorretta, ma realistica. Altri aspetti del politicamente corretto sono insopportabili, come la tolleranza. Tollerare è un'offesa. Non capisco come si possa riferire a un essere umano. Che cosa significa "ti tollero"?

E ancora: «La gente è simpatica, mi piacciono la lingua, l’arte, i vecchi film. E poi sono stata attirata dalla spiritualità che si respira qui. Però, soprattutto con le ultime elezioni la situazione è precipitata: come se fossimo tornati agli anni Cinquanta. Così, oggi, ho voglia di fare le valigie».



* Chiedo scusa per la traduzione non proprio perfetta, che non è mia.

Sunday, January 18, 2009

Italieni... lost in translation

L’editoriale dell’Internazionale di questa settimana è particolarmente interessante:

Translation
"Aiuto, sono musulmani, scappiamo". The Millionaire è uno dei più bei film della stagione. Ma nell'originale quella frase era: "Sono musulmani, prendeteli". Esattamente l'opposto della traduzione. "A parlare è un aggressore, non un aggredito. E la differenza è sostanziale, enorme": ad accorgersene è stato Andrea Pomini, giornalista e dj, che per primo ne ha scritto sul suo blog. La storia del cinema e della letteratura è ricca di sviste ed errori di traduzione, spesso esilaranti, di solito commessi in buona fede. Più grave è quando questi errori capitano in altri contesti, per esempio in campo politico o diplomatico. Il piccolo incidente di Millionaire sottolinea il ruolo decisivo di chi traduce, e più in generale di chi svolge una funzione di mediazione tra lingue e culture diverse. Ma soprattutto è un esempio da manuale di come i pregiudizi e gli stereotipi che abbiamo tutti noi condizionino e orientino la lettura, e quindi la comprensione, del mondo che ci circonda. - Giovanni De Mauro

Ecco Soul Food, il blog di Andrea Pomini, che trovo interessantissimo:
Il film in questione, Slumdog Millionaire in inglese, ha vinto 4 Golden Globe e io non vedo l’ora di vederlo. E’ ambientato in India e i protagonisti, Jamal e Malik sono musulmani (forse non viene detto esplicitamente, ma basta un po’ di senso comune per capirlo). Nella scena in questione sono ovviamente gli estremisti indù che uccidono la mamma di Jamal e non viceversa! E la cosa non è un dettaglio, ma cambia il senso del film, vista anche l'importanza che hanno gli scontri religiosi in India (vedi i recenti attacchi terroristici a Mumbai).
Errori imbarazzanti di doppiaggio se ne fanno parecchi. Ad una lezione di storia della musica da film ci hanno fatto vedere una delle prime versioni doppiate di Casablanca, dove Sam, quello di “Suonala ancora Sam!”, che nel film è afro-americano, in italiano parla con l’accento da “vu’cumpra’ africano” se mi perdonate l’espressione, e dice testualmente: “Sì, padlone!”. Nell’originale, ovviamente, Sam ha lo stesso accento che può avere un Denzel Washington o un Don Cheadle. Per dirvi quanto ottusa possa essere la mente di quelli che lavorano al doppiaggio!

Completamente off-topic, ma abbastanza italieno:
Segnalo questa intervista all’intellettuale ebreo Moni Ovadia, che tra le varie cose parla della guerra a Gaza:

E MI AUTOCENSURO LA BARZELLETTA DI BERLUSCONI SUI LAGER NAZISTI. TOTALMENTE FUORI LUOGO, SPECIALMENTE IN QUESTO PERIODO DI ODIO TRA ISRAELIANI E PALESTINESI, EBREI E ARABI. MA CHE SMETTA DI RENDERSI RIDICOLO RACCONTANDO BARZELLETTE E CHE FACCIA IL SUO LAVORO, INVECE DI RACCONTARE LE BARZELLETTE AL G8 PER SDRAMMATIZZARE SULLA QUESTIONE DELLA FAME NEL MONDO! VERGOGNATI!!!

Thursday, January 8, 2009

Italieni... nel pallone

Parole italiene dell'anno nuovo:

Marcello Lippi
, allenatore della Nazionale di calcio campione del mondo riguardo agli omosessuali nel mondo del calcio: "Onestamente credo che tra i calciatori di gay non ce ne siano. In quarant'anni non ne ho mai conosciuti, né nessuno che ha lavorato con me in tutto questo tempo e in tante squadre me ne ha mai raccontato."

Memole dice
: Signor Lippi, non è che non ci siano omosessuali nel mondo del calcio, è solo che se venissero fuori un paio di nomi succederebbe il finimondo: il mondo del calcio è molto omofobo, oltre che razzista. Se appena abbiamo "osato" inserire un ragazzo di origine africana nella nostra nazionale under 21 sono scattati i commenti razzisti nei vari siti degli ultras, non oso immaginare gli striscioni e gli insulti se un giocatore dichiarasse di essere omosessuale. E' triste, ma è così.

Italieni 2009 #1: Nel pallone
Sempre riguardante lo sport più amato dagli italiani: dopo una rete un attaccante del Siviglia, tale Kanouté, ha avuto il coraggio di esibire una T-shirt pro Palestina (vedi notizia qui). A quando un’iniziativa del genere da parte di un nostro calciatore? Attenzione però a non sfociare nel razzismo e nelle generalizzazioni: non tutti gli israeliani e non tutti gli ebrei sono sostenitori degli attacchi su Gaza. Una proposta alquanto aberrante è arrivata da parte del sindacato Flaica-Uniti-Cub: boicottare i negozi della comunità israeliana di Roma come protesta per i raid su Gaza (qui la notizia). Assurdo, come se tutto un popolo fosse colpevole delle decisioni di un governo! Per fortuna persino Alemanno ha bollato la trovata come insensata...

Italieni 2009 #2: Le Gomorroidi
Sempre parlando di pallone, hanno fatto discutere le parole di capitan Cannavaro riguardo a Gomorra. Lui dice che le sue parole siano state mal interpretate dal giornalista spagnolo e di non aver mai detto che Gomorra fa male all'immagine dell'Italia. Io non so che cosa abbia detto Cannavaro, che tra l'altro mi sta simpatico, però a tutti quelli che pensano che Gomorra faccia in effetti male all'immagine dell'Italia nel mondo vi voglio passare le parole della scrittrice Dacia Maraini: "Il film Gomorra giova moltissimo all’immagine dell’Italia, perché fa vedere come nel nostro Paese esiste una società che nettamente condanna la criminalità e ogni forma di violenza”.

Maurizio Gasparri
, presidente del PdL al Senato su Gomorra di Saviano: “Andai a vedere nelle sale il film, ho acquistato poi il dvd. Mi chiedo: quanti dei miei soldi hanno finanziato dei criminali?”

Memole dice: Le parole si riferiscono al terzo arresto tra gli attori interpreti del film. Allora, come ci fa notare Wil, è assurdo che Gasparri si preoccupi di questo ma poi gli vada benissimo che tra i parlamentari e tra i membri del suo partito ci siano mafiosi, corrotti e pregiudicati. Che poi si sapeva chi erano e da dove venivano gli attori scelti per il film, mica potevano prendere chessò Scamarcio e farlo parlare in dialetto napoletano...

Italieni 2009 #3: All'armi siam fascisti!
C'è un'altra notizia che mi fa rabbrividire e rizzare i capelli: la proposta della maggioranza (primo firmatario Lucio Barani del nuovo PSI) di equiparare davanti alla legge i partigiani ai repubblichini di Salò, dando a questi ultimi persino un vitalizio!!! Ma dove è andato a finire lo spirito anti-fascista della nostra repubblica? Ma la Germania non si sognerebbe mai di dare un vitalizio agli ex-nazisti, nè la Spagna ai sostenitori di Franco! E per la storia della mia famiglia, che a causa dell'antifascismo radicato ha sofferto tanto, mi indigno e mi riprometto di tenere gli occhi ben aperti di fronte ad ogni prossimo revisionismo storico in favore dei fascisti (ricordiamoci che già "Cingolato" alias il nostro Ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva azzardato la proposta lo scorso autunno).

E in finale:
Sfuriata di Piero Fassino al deputato del Pd, Pierluigi Mantini. In Transatlantico, sotto gli occhi di tutti, l'ex segretario dei Ds ha urlato contro il collega di partito parole inequivocabili: «Hai detto un sacco di cazzate. Io mi sono rotto i coglioni...».

Memole dice: Che finezza!

Sunday, December 28, 2008

Italieni - "The Guardian" Version

Ebbene sì, sono una guardianista… Ecco tre spunti italo-inglesi (che dite, mi prendono per il programma di Fabio Volo? :p)

#1
Non si può non amare il Guardian: ogni volta che parlano dell’Italia vale la pena leggere l’articolo anche solo per sapere come soprannominano il nostro (ahimè) Primo Ministro (ricordo il Silvio Buffone di qualche tempo fa).
Vi segnalo questo articolo recente, che si dispera in anticipo per le gaffes che farà Berlusconi nel presiedere il G8 il prossimo anno (qui l’articolo in inglese e qui in italiano). Da notare, alla fine di questo stralcio, a chi lo si paragona:

“Berlusconi, uomo da 10 miliardi di dollari ed architetto seriale di riforme giudiziarie per garantirsi l'immunitá dalla giustizia, è il leader politico che ha chiamato Obama 'abbronzato' e un membro tedesco del parlamento europeo 'Kapó'.
Il suo contributo al programma di recupero economico dell'UE - un incentivo da 200 miliardi di euro del valore del 1.5% del PIL - sembra essere un taglio alle tasse dei suoi sostenitori politici in piccoli affari e ha ridotto le punizioni per gli evasori fiscali - che valgono l' 1% del PIL, secondo politici dell'opposizione in Italia. Il pacchetto é talmente ridicolo che molti analisti ritengono che potrebbe comportare un ulteriore riduzione delle entrate fiscali.
Ora il playboy settantaduenne del mondo occidentale vuole diventare presidente della repubblica, succedendo all'ex comunista Giorgio Napolitano, uomo di grande integritá, dopo il 2013. Presumibilmente, in stile Mugabe, vita natural durante e, in stile Chirac, con immunitá perpetua dai processi.
Questa, in tutta serietá, è la persona che per rotazione presedierá il G8 l'anno prossimo, quando probabilmente ci sará un bagno di sangue nell'economia di tutto il mondo.”
The Guardian, 23 dicembre 2008

# 2
Di recente The Observer ha pubblicato un articolo sulle divisioni di classe in Regno Unito (qui in inglese, ma l’ha tradotto anche l’Internazionale n.774 a pag.61). Ebbene sì, nonostante i cambiamenti, il Regno Unito rimane un paese diviso secondo le classi sociali, almeno da un punto di vista italiano. L’appartenenza ad una classe sociale si mostra non solo dai posti frequentati o dal tipo di quartiere dove si vive, ma anche dall’accento, dal tipo di scuola frequentato e oserei dire che quasi si legge in faccia alla gente. Lo si capisce persino da dove fai la spesa, da Waitrose (c’è cibo di qualità, ottimo per noi italiani, ma è costoso) o da Asda (più alla mano). Verso la fine dell’articolo si dice che “il 62% dei britannici dichiara di appartenere alla classe media, il 33% si riconosce nella classe operaia e il resto (5%) non sa rispondere”. Ora, quanta gente in Italia può rispondere di riconoscersi nella classe operaia? La classe operaia probabilmente si definisce (o vorrebbe potersi definire) “piccolo borghese”, e potrebbero saltar fuori decine di definizioni del genere (medio borghese, classe dirigente ecc). John Foot, quel brillante docente di storia contemporanea che scrive sull’Internazionale (sempre stesso numero, pag. 64) ci racconta che se in Inghilterra è molto importante il prestigio della scuola frequentata (che è collegato allo status sociale, visto quanto costano le scuole d’élite), in Italia è importante solo il titolo (ingegnere, dottore ecc.) ma non il luogo dove si ha studiato (o se si ha studiato, direi io). Si parla naturalmente della gerontocrazia che paralizza il paese e delle raccomandazioni che ci affliggono. In Inghilterra succede esattamente l’opposto: largo ai giovani, purché abbiano studiato ad Oxbridge!

# 3
Che vergogna per gli inglesi farsi superare persino da noi, tra gli ultimi d’Europa praticamente in tutto. Eh sì, perché da quando la sterlina è scesa quasi alla pari dell’euro i sudditi della regina hanno paura di non essere più i leoni d’Europa in ambito economico. Il Guardian ha pubblicato un articolo initolato “Mamma Mia! Has the financial crisis really made us poorer than the Italians?”, cioè “La crisi finanziaria ci ha davvero resi più poveri degli italiani?” (qui l’articolo in inglese e qui in italiano). Io non ci capisco niente di economia, ma a mio parere quest’articolo non me la racconta giusta. Lo devo ammettere: se fino a qualche tempo fa calcolando l’equivalente in euro di uno stipendio medio inglese ci si accorgeva di quanto più ricchi fossero gli inglesi rispetto a noi, ora le cose sembrano un po’ cambiate. Viaggiando nel continente i britannici si sentono meno ricchi e addirittura sui voli Ryanair i prezzi degli snack erano 1 a 1, prendendo come base il prezzo in euro. Ciò significa che per gli inglesi l’Europa è diventata più cara, ma siamo sicuri che in Gran Bretagna la situazione sia diventata così disperata come l’articolo vuol far credere? I dati forniti dall’articolo mi sembrano un po’ assurdi: il reddito procapite di un italiano è 900€ più alto di quello medio inglese? No way. Guardate questa tabella e aiutatemi a commentarla:

UK
Teacher £30,594 (€32,206) Boh, devo chiedere, ma può essere...
Doctor: £74,220 (€78,140) Tutti quei soldi?
Nurse £23,898 (€25,161)
Train driver £39,448 (€41,525)
Cappuccino £2.30 (€2.42) Giusto
Pizza margherita £5.75 (€6.05 ) Giusto
Big Mac £2.09 (€2.20) Non so, ma controllo
Black Prada handbag £580 (€610)
World Cups 1 Sfigati!

Italy
Teacher €30,571 BALLE!!! Sarà €22,000-24,000
Doctor €55,944
Nurse €23,121
Train driver €28,760 Che differenza!
Cappuccino €2.50 BALLE di nuovo. A Treviso €1,30
Pizza margherita, €9.00 QUANDO MAI!!! A Treviso €4,10, aggiungici il coperto €6,10
Big Mac €3.40 Non so
Black Prada handbag €780 Non compro questi oggetti
World Cups 4 Cosa cavolo c’entra???

Sunday, December 14, 2008

Italieni - Memole Version

Italieni e inglesi (umani):

Mentre in Italia vengono chiuse le indagini nei confronti del prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini che era stato accusato di istigazione alla discriminazione razziale per alcune frasi pronunciate alla festa della Lega Nord a Venezia (leggile in questo mio vecchio post) e, anzi, gli viene data una scorta per timore di attentati... in Inghilterra è stata fatta trapelare una lista di membri del BNP, il Bitish National Party, un partito xenofobo di estrema destra (qui la notizia). In questa lista sono presenti, tra l'altro, alcuni insegnanti e dipendenti pubblici, che rischiano il posto. Giustamente, se sei razzista non dovresti fare l'insegnante o lavorare in un posto dove potresti sfavorire le minoranze etniche. Questo è quello che pensano la stragrande maggioranza degli inglesi. Il BNP prende lo 0,7% dei voti complessivi in Gran Bretagna, più o meno come la nostra Fiamma Tricolore. Molti, però, considerano la Lega Nord l'equivalente italiano di questo partito. E sappiamo bene che la Lega, oltre a prendere l'8% dei voti, è anche al governo. Oddio, magari un membro del BNP è molto più pericoloso di un leghista che offende a destra e a manca per ignoranza (anche se ultimamente non credo che si tratti neanche più di ignoranza, ma di intolleranza ed egoismo), ma resta il fatto che in Italia l'apologia del fascismo non viene punita sebbene sia un reato, sindaci e politici vari possono istigare alla discriminazione razziale senza che gli succeda niente, mentre dipendenti pubblici e forze dell'ordine picchiano e insultano chi considerano diverso o indegno di rispetto.

Con il mio Anno 13 (la nostra quinta superiore), la scorsa settimana abbiamo parlato di immigrazione e razzismo (è da programma, io avrei parlato di dieta mediterranea, Rinascimento e moda, così si fanno una bella idea dell'Italia!). Gli ho fatto leggere una dichiarazione di Calderoli, quella pronunciata dopo la vittoria ai mondiali contro la Francia, da lui accusata di aver schierato solo "negri, musulmani e comunisti". "How did he get away with that?" ha chiesto la mia studentessa. Come ha fatto a passarla liscia? Non lo so, Sarah, me lo chiedo tutti i giorni.

Parole (it)aliene:

Licio Gelli, fondatore della P2, si diverte a sparare cavolate a raffica. Già le ha postate Wil, ma per chi non le avesse ancora lette, ecco le sue dichiarazioni shock. "L'orrore, l'orrore" direbbe il colonnello Kurtz:

Su Berlusconi e il dialogo: "Sono giusti i decreti approvati senza dialogo con la minoranza. Berlusconi, che è giovane ed ha la maggioranza, dovrebbe rivolgersi all'opposizione politica proponendo e facendo passare i decreti anche senza il loro assenso".
Memole dice: Berlusconi giovane? Mah... certo in confronto a lui che è una mummia incartapecorita...

Su Obama: "Non mi aspettavo la vittoria di Obama. Credo che i bianchi non abbiano riflettuto su quello che accadeva un secolo e mezzo fa, quando i neri venivano incatenati, maltrattati, picchiati, incarcerati ed eliminati. C'erano dei locali dove potevano entrare solo i bianchi. Sono sicuro che, se ci fossero di nuovo le elezioni oggi, nessuno lo rivoterebbe, in molti ci ripenserebbero. Comunque Obama ha fatto delle promesse, adesso vediamo se le manterrà. Speriamo che faccia bene, indipendentemente dal colore della pelle". E ancora: "Se i neri e Obama si dovessero ricordare di quello che è stato fatto ai loro avi, ci potrebbero essere gravi ripercussioni, non so che fine potrebbero fare i bianchi".
Memole dice: Loro, al contrario di Gelli, provano ad andare avanti, non guardano sempre al passato, come fa lui con il fascismo. E poi, scusatemi, gli americani hanno appena votato, perché dovrebbero aver cambiato idea a un mese dalle elezioni?

Sull'omosessualità: Luxuria è stata una grande offesa al Parlamento. Durante il fascismo gay e lesbiche non esistevano, non se ne parlava, ed erano emarginati in quanto pederasti. Venivano mandati al confino non in quanto tali, ma per motivi diversi come l'associazione mafiosa o motivazioni politiche.
Memole dice: Vai Luxuria! Anche se ti mandassero al confino tu sei sopravvissuta all'Isola dei Famosi!

Su Mussolini: Rimpiango Mussolini. Se oggi ci fosse starei al suo fianco. Durante il Fascismo c'erano lavoro, sicurezza, serenità. Non c'era la mafia.
Memole dice: Non c'era la mafia? Hai appena detto che i gay li mandavano al confino con la scusa dell'associazione mafiosa, vuol dire che era una cosa abbastanza comune, no?

Sugli immigrati: i criminali extracomunitari dovrebbero essere messi in campi di concetramento, non intendo assolutamente i lager nazisti, ma dei luoghi in cui si possa capire chi arriva e il motivo per il quale arriva in Italia. Un domani potremmo ritrovarci figli, frutto dell’unione di coppie promiscue, chiazzati come le mucche Chianine, a macchie bianche e nere. Ad esempio, non avrei permesso ai vucumpra’ di venire in Italia, ma avrei insegnato loro a lavorare nella loro terra.
Memole dice: Capito Obama? Sei chiazzato, non abbronzato! A parte gli scherzi, questa è la peggiore, non posso credere che ci sia ancora in giro gente che pensa queste cose!

E per concludere, come la ciliegina sulla torta, una dichiarazione che dimostra l'intelligenza del senatur, altresì noto come 300,000 fucili. Gli si chiedeva come risolvere il problema della costruzione delle moschee ed ha risposto: "Basta non costruirne altre!"

Wednesday, December 3, 2008

Italieni - Memole Version

Italieni #? (ho perso il conto ormai) Iniziative (it)aliene anti-crisi

L’MSI-Fiamma Tricolore
per ripopolare la Lucania, un’area della Basilicata con natalità bassissima, propone un bonus di €1,500 a chiunque dia il nome Benito o Rachele ai propri bambini. Vedi questo articolo di Repubblica (la notizia era anche uscita sul Times, ma ora non riesco a trovare l'articolo).

L'assessore all'assistenza sociale della giunta leghista di Spresiano, in provincia di Treviso, propone un bonus di 2.000 euro agli immigrati rimasti senza lavoro disposti a lasciare il paese anziché 'pesare' sulle casse comunali. Vedi questo articolo da La Stampa.

Memole dice: Questo succede dalle mie parti, nel “ricco nord-est” trevigiano, nei paesini di piccoli imprenditori e boom edilizio, dove gli immigrati costituiscono anche il 20% della popolazione. Forse la crisi economica si sta facendo sentire anche dalle mie parti, è difficile capire dall’Inghilterra, ma se è così non c’è dubbio che i primi a trovarsi per strada sono loro, gli extracomunitari praticamente senza diritti nel nostro paese egoista e xenofobo. Se questa proposta si dovesse estendere a tutti i comuni leghisti, come ha promosso entusiasta non mi ricordo più quale esponente della lega, io proporrei un trucchetto agli sfrattati: perché non andate di comune in Comune a farvi buttar fuori così vi danno 2.000 € ogni volta?

Provvedimenti anti-crisi del Cavaliere Mascherato, uno più utile dell'altro
:
  • Poverty Card, 40 € al mese per la fascia più debole della società italiana, da spendersi nei negozi convenzionati (e di proprietà di Berlusconi & friends, of course). In questo modo anche i barboni potranno offrire un caffè al giorno agli extracomunitari, che roderanno d’invidia perché non potranno sfoderare la loro bellissima carta alla cassa del supermercato! Crisi, per tutto il resto c’è Social Card.
  • Cambiamento della norma per ottenere sgravi fiscali per chi installa pannelli solari, sostituisce un impianto di climatizzazione o cambia gli infissi. Andiamo nella direzione opposta a tutti quanti, sfavorendo la rivalutazione energetica, ma noi dobbiamo sostenere l’amico Putin e la madre Russia, no?
  • Aumento dell’Iva per la tv satellitare (skyTV, concorrente di Mediaset). Tentativo ridicolo di racimolare un po’ di soldini e allo stesso tempo agevolare le aziende del Premier. E questo sarebbe un provvedimento anti-crisi? Ma mi faccia il piacere… Tra parentesi, ti credo che Veltroni difende Sky, se non mi sbaglio i democratici hanno una tv (youdem) sulla piattaforma sky.

Parole (it)aliene: Udite udite sudditi d'Italia, un nuovo editto è stato varato:

Re Berlusconi IV: «Io Sky la capisco ma non capisco come mai i direttori dei giornali invece di chiedersi perché c'era un privilegio, attaccano me. Vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa. Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere»
«E le vignette del Corriere della Sera? Ma che vergogna, ma che vergogna. Queste sono cose per cui uno se è un uomo che quando si guarda nello specchio vuole avere un minimo di rispetto di sè stesso, deve cambiare mestiere. Devono farlo direttori di questi giornali e politici. Conflitto di interessi? Berlusconi? Ma andiamo... Che vergogna».

Memole dice: Non c'è da vergognarsi dell'abbronzatura di Obama o del cucù alla Merkel, ma piuttosto di pensare anche soltanto che possa esistere un conflitto di interessi per Berlusconi? Questo provvedimento è stato infilato nel decreto anti-crisi per caso, quasi di nascosto, per favorire Mediaset. Ma vi siete accorti che è questa la strategia di Berlusconi ultimamente? Tentare di inserire le leggi ad personam in decreti che non c'entrano niente, sperando che la gente non se ne accorga. Bella tattica, tanto gli italiani sono intontiti dalle storielle stile Isola dei Famosi.

Dal sito del Corriere (comunista) “Berlusconi ha provato a distogliere l'attenzione dalla trave che ha nel proprio occhio, il conflitto d'interessi, denunciando in pubblico i «rapporti privilegiati del centrosinistra con Sky», e ricordando in privato che «Prodi quando stava a palazzo Chigi si faceva intervistare solo dal tg di Murdoch, mica dalla Rai»”. Ora te lo dico io, vergognati!

Curiosità: Happy Meal alla marocchina? Incidente diplomatico sul Sahara Occidentale dimenticato da tutti.

Tuesday, November 25, 2008

Italieni - Memole Version

Insalata di italieni:

Mentre in Italia Villari rifiuta di dimettersi e un membro dell’opposizione passa i “pizzini” ad uno della maggioranza senza che questo causi scandalo, in America Barack Obama sceglie Hillary Clinton come segretario di stato. Nella fantascienza italiana potreste mai immaginare Veltroni che nomina D’Alema o Di Pietro come vicepremier? A proposito, ma noi abbiamo anche un vicepremier?

Ennesimo articolo de La Repubblica per fare il punto sulla situazione razzismo in Italia. Si tratta di un articolo doloroso, si nominano episodi per me sempre nuovi, per esempio quello di un ragazzo a cui è stato negato l’ingresso in discoteca con queste vergognose parole: “Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama”. Leggi qui.

Il nano di Venezia, alias Renato Brunetta, si diletta a bacchettare gli assenteisti ma non lo si può certo definire uno stacanovista. Leggi qui.

Video di Obama che non caga Berlusconi, esilarante, farà la storia!




Parole (it)aliene:

L’innominato proprietario dell’Italia: "L'unica cosa da fare è non pagare più il canone. Il Tg3 mi insulta, mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera...."

Memole dice: "Glielo dico alla mamma che voi mi prendete in giro..."

Sempre lui: "Ci sono sempre di mezzo io, sempre attaccato in malo modo. Sono fenomeni che tutti possono verificare guardando la tv. Quanto a trasmissioni come Ballarò, Porta a Porta, Annozero e Primo Piano ho pregato ministri e sottosegretari di non prestarsi a risse, cosa contraria agli interessi dei conduttori che dalla rissa aumentano gli ascolti, ma non dignitosa per chi ha responsabilità di governo".

Memole dice: Neanche da Vespa si può più andare? Rimane solo Emilio Fede!

Ancora lui: "Si è diffuso un clima generale di sfiducia anche per le profezie fatte circolare in Italia dalla sinistra che grida alla catastrofe. Premier e governo cercheranno di infondere fiducia ma solo i cittadini possono, non cambiando le loro abitudini, arginare la crisi reale che purtroppo sta arrivando, con una caduta verticale degli acquisti".

Memole dice: Che bello, compriamo roba che non ci possiamo permettere, così poi ci indebitiamo come gli americani! Questo dimostra quanto Berlusconi ci capisca di economia.

Nient'altro che lui: "Il mio complimento al presidente Obama è stato un pò invidioso. Tutti vorremmo essere abbronzati come Naomi Campbell e Obama...".

Memole dice: Non cambi proprio idea, eh! Sei de coccio!!!

Antonio Di Pietro: "I magistrati? Rappresentano per Berlusconi ciò che gli ebrei rappresentavano per Hitler: razza infame da eliminare, anzi dementi da mandare nei manicomi. Non lo dico io: l'ha affermato lui stesso! Non credo che bisognerà aspettare molto. La "soluzione finale" è vicina per i giudici".

Memole dice: I magistrati stanno a Berlusconi come gli ebrei stanno a Hitler??? Va bene che bisogna fare opposizione, ma ora non stiamo esagerando con le battute ad effetto? Che Di Pietro sia andato a lezione da qualche esponente della Lega per imparare a fare il populista?


Bene, e ora per concludere, posso parlare del premio che mi è stato assegnato da Uhurunausalama, una blogger sister che consiglio a tutti di iniziare a tener d'occhio. Grazie Uhuru!!!
Il premio si chiama Dardos e viene asseganto ai blog "che hanno dimostrato il loro impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".
Regole:
1)Accettare e comunicare il relativo regolamento visualizzando il logo del premio
2) Linkare il blog che ti ha premiato
3) Premiare altri 15 blog ed avvisarli del premio

Non ho 15 blog da premiare, anche perché i blog che seguo più assiduamente hanno a sua volta ricevuto il premio, ma cercherò di fare del mio meglio. Io premio:
1) Blessing Sunday Osuchukwu, per i suoi bellissimi post sulla cultura Igbo / nigeriana / africana e quelli sulla cultura italiana. E per le poesie, naturalmente. Dalu!
2) Luca Viscje Brazil, per raccontarci alcuni aspetti curiosi ed interessanti della vita verdeoro e per saper raccontare l'Italia anche se si trova oltreoceano. Obrigada!
3) Jaska (metaoikos), con il suo nuovo blog, che ci racconta il Congo, l'India, l'Italia e molto altro. Shoukriah, Dhanyavaad, grazie, asante sana! (Ora sto cercando di strafare, me ne rendo conto...)

Monday, November 17, 2008

Italieni - Memole Version

Parole (it)aliene:

Francesco Cossiga Reloaded: “Io, Francesco Cossiga, già ministro dell'Interno, dichiaro che ho molto piu' rispetto per i militanti delle Brigate Rosse e di Prima Linea che per i giudici delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione. Mentre i primi per sparare e uccidere si esponevano a essere sparati ed uccisi, i detti giudici per uccidere non hanno bisogno di sparare e di esporsi ad essere sparati e magari anche uccisi, ma basta che, non con un mefisto o in altro modo nascosti, ma solo sotto le toghe rosse guarnite di ermellino, emanino una sentenza…”.
E ancora: “Con gli studenti il governo si è calato le braghe, anzi di più, anche le mutande”.

Memole dice:
Ma che cavolo… A proposito, che fine ha fatto il tipo che lo ha denunciato l’altra volta? Rispetto per le Brigate Rosse e disprezzo per i giudici. E poi l’ennesima incazzatura: quest’uomo dice sostanzialmente che il governo non è stato abbastanza severo con i manifestanti, per di più con un’espressione alquanto volgare, e lo fa nel momento in cui si scopre delle clamorose assoluzioni degli alti ufficiali della polizia italiana per i fatti del G8 del 2001, in cui le macchinazioni della polizia sono venute allo scoperto, anche se, come avviene sempre in Italia, i responsabili sono rimasti impuniti. Tanto gli sbirri la fanno sempre franca…

Maurizio Gasparri
, PdL: “La violenza verbale, la violenza di cui anche io sono stato vittima nei giorni scorsi dimostra l'arroganza, la stupidità e l'incapacità di quest'uomo (Walter Veltroni, n.d.R.)”.

Memole dice:
In teoria, le parole di Gasparri in quest’occasione non sono molto diverse da quelle di D’Alema che chiama Brunetta “energumeno tascabile” (come se fosse quello il suo peggior difetto) o quelle di Di Pietro quando, giustamente esasperato per carità, usa delle espressioni alquanto colorite per definire Berlusconi. In teoria io sarei per la politica pulita, senza insulti e sceneggiate, ma poi si finisce come Veltroni, scialbi e impotenti davanti ad un governo di nostalgici del ventennio, mafiosi e corrotti. Fare paragoni con la correttezza dei politici inglesi o americani è inutile, tanto si sa che la politica in Italia è tutto un insultarsi e dire cretinate, poi prontamente smentite. Ma in questo caso specifico, ha ragione Wil quando dice che Gasparri che accusa qualcuno di stupidità è come un Dell’Utri che accusa qualcuno di essere un mafioso, è il colmo. Da notare che Gasparri punta il dito contro quella che lui definisce una “violenza verbale” nei suoi confronti usando perfettamente questo meccanismo e cioè insultando a sua volta Veltroni, il quale tra l’altro nel manifesto diceva “vergogna” e non “Gasparri stupido e ignorante”… Questo lo può far trapelare ed io poi lo posso dire tranquillamente perché non sono il capo dell’opposizione!. E dato che ci sono, un paio di slogan carini delle manifestazioni: “Vogliamo lo tsunami, che porti via i due nani!” e “Berlusconi stai calmino, senza la ricerca avresti il parrucchino!”.

A proposito, leggetevi questo articolone bellissimo e documentatissimo del The New Yorker sulle protette di Berlusconi: associa il premier ad un magnaccia! Qui in italiano e qui in inglese. Non solo la Carfagna smutandata e la Gelmini inadeguata, ma anche un sacco di altre raccomandazioni e uso del “sessismo” che non conoscevo riguardo alla composizione parlamentare creata da Berlusconi. Perché un articolo del genere non apparirà mai in un giornale italiano!?

Cavolata del giorno
per ridere un po':
Sarkozy decide di salutare George Bush con un “Fist Bump”, cioè battendo i pugni, manco fosse Ali G. Perché vi stupite? Sarkò è “Le Big Boss”:


Completely random stuff:
Chi l’ha detto che i sovrani devono essere tutti a caccia di cappellini strampalati? La regina di Giordania, bellissima donna tra l’altro, ha intenti ben più nobili, e cioè combattere gli stereotipi sul Medio Oriente e sull’Islam. Così ha deciso di aprire un canale su YouTube! Il primo video è davvero carino, altri sembrano scritti per “really really dumb Americans”… Tuttavia non nego che Calderoli farebbe bene a guardarsene un paio (magari si innamora all’istante dell’affascinante regina e tenta di convertirsi all’Islam, imparando così che non è una religione violenta!)…
In questo, per esempio, Queen Rania parla della situazione della donna nel mondo islamico, a mio parere con grande onestà. Abbiamo molta strada da fare, dice “sua maestà”, ma guardate quanta ne abbiamo fatta fin’ora:


Se leggete i commenti gliene dicono di tutti i colori: che è un’invasata femminista e che le donne non dovrebbero avere troppi diritti, non dovrebbero vestirsi all’occidentale e parlare in inglese o che dovrebbero portare il velo. Che mondo pieno di contraddizione che è quello arabo!

Saturday, November 8, 2008

Italieni - Obamaniac version #2

Riprendendo un tormentone di quest’autunno: Berlusconi, è satira o informazione? Un politico può fare battute su argomenti spinosi come la razza, l’olocausto o la religione? Secondo me no, tanto meno se nel suo paese molta gente sente che quella questione è ancora una ferita aperta, come da noi la discriminazione razziale. Che Berlusconi queste battute le faccia a casa sua, non di fronte alle telecamere di mezzo mondo!

La battuta infelice del nostro Presidente del Consiglio tocca un argomento che è ancora alquanto spinoso sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. Per dirvene una, qualche giorno fa un rapper nero inglese è stato intervistato da un giornalista della BBC, che a un certo punto gli ha chiesto se si sente inglese. Tutti si sono meravigliati perché lui, nato e cresciuto a Londra, ovviamente si sente inglese al cento per cento. La grande polemica che è nata dopo questa domanda è un po’ difficile da capire per noi italiani, che se conosciamo un nero, per quanto possa avere l’accento italiano e stia per addentare una forchettata di spaghetti al sugo, dobbiamo subito chiedergli dov’è nato e da dove viene la sua famiglia. Posso immaginare quella domanda inserita senza problemi in un’intervista a qualche nostro aitante “abbronzato” dello sport. Come fa notare questo articolo del Guardian, in Gran Bretagna non si parla di cosa vuol dire essere britannici, uno lo è semplicemente perché lo sente dentro, indipendentemente dal colore della pelle. Inglesi per vocazione, si potrebbe dire, non per patrimonio genetico.

In Italia, invece, siamo ancora in imbarazzo, non sappiamo bene come chiamare il colore della pelle di Obama. E’ nero, mulatto, abbronzato? Mi ricordo che qualche mese fa in Italia si accennava a fare ben attenzione a come si disegnava l’allora candidato alla Casa Bianca: non fategli i capelli troppo crespi né le labbra troppo grosse, mi raccomando. Sì, per carità, la gente non si deve accorgere che è nero. Un po’ di tempo fa Vittorio Zucconi de La Repubblica, in un tentativo un po’ maldestro di elogiare Obama, scriveva che ha la pelle “del colore della carta da pacchi” e che ci si sarebbe aspettati che da un momento all’altro si trasformasse in Harry Belafonte e cominciasse a cantare “My Island in the Sun” (leggi qi).

In Italia una vignetta orribilmente razzista come quella del gruppo Forattini (io non la posto, vedi, ad esempio, questo post di Rubicondo) è stata criticata ma non del tutto censurata, quelle inglesi e americane che ho visto finora (qui un link o guarda questa qui, molto "uplifting") parlano sì di razza, ma in maniera positiva: Lincoln è contento, Martin Luther King guarda il suo discepolo dal paradiso e cose del genere. Poco audaci, lo riconosco, però non sono offensive come quell’obbrobrio di George Bush sgomento nello scoprire che sua moglie, la Statua della Libertà, ha partorito un bambino nero, Obama, perché lei l’ha tradito con “il maggiordomo negro”! Capisco che la vignetta ricordi che i neri in America ci sono arrivati in catene ed ora ce n’è uno alla Casa Bianca, ma implica anche che i neri non abbiano smesso di svolgere soltanto mansioni degradanti, come il servo o il lustrascarpe. Forattini, insomma, dimostra disprezzo per le origini del nuovo presidente degli Stati Uniti. Secondo me questa non è satira, come non era simpatica la battuta di Berlusconi, soprattutto visto il contesto.

Attenzione, non sto dicendo che in America o in Gran Bretagna non ci sia del razzismo, ma solo che almeno i giornali seri e i personaggi politici cercano di non istigarlo. Essere razzisti, almeno qui alle porte di Londra, è una cosa talmente degradante e vergognosa, talmente tanto che se uno ha qualche pensiero vagamente razzista cerca di nasconderlo e reprimerlo. Un movimento popolare come la Lega Nord qui sarebbe impensabile, è difficilissimo spiegare agli inglesi come questa gente in Italia possa essere al governo e continuare a fare dichiarazioni scorrettissime senza che nessuno (o quasi) batta ciglio.