Anno di prima pubblicazione: 2008
Genere: romanzo
Paese: India
In italiano: “La Tigre Bianca” di Aravind Adiga, edito da Einaudi (2008), € 19
Vincitore del Booker Prize 2008
Sull’autore: Aravind Adiga è nato nel 1974 a Madras (ora chiamata Chennai), in India, ed è cresciuto a Mangalore, nello stato indiano di Karnataka. E’ emigrato in Australia con la sua famiglia ed ha terminato gli studi alla Columbia University di New York. E’ stato un giornalista per numerose testate di lingua inglese, tra cui il Financial Times. The White Tiger (2008) è il suo primo romanzo.
Trama: Balram Halwai è nato in un villaggio poverissimo, in quella che lui definisce “la tenebra” dell’India. E’ l’unico bambino del villaggio a saper leggere e scrivere, così viene soprannominato dal suo maestro “la tigre bianca”. La sua famiglia è troppo povera per permettergli di proseguire gli studi, ma Balram riesce a farsi assumere come autista da un uomo ricco e corrotto che lo porta a Delhi, tra bustarelle ai politici e puttane slave d’alto bordo. Balram, che non possiede nessuna coscienza morale e non si fa scrupolo di uccidere il suo padrone per ottenere quello che vuole, riesce a diventare un uomo ricco e potente grazie all’inganno e alla sua scaltrezza.
Alcuni pensieri: ‘Greedy greedy Indians!’. Il romanzo non fa altro che alimentare lo stereotipo degli indiani avidi di denaro e crudeli, ma tutto sommato ci voleva, vista la sfilza di romanzi che si limitano ad esaltare il lato spirituale degli indiani, dimenticando il loro spiccato senso per gli affari. Questo romanzo ha vinto il Booker Prize, ma non penso che abbia niente di speciale. Sinceramente ho preferito A Fraction of the Whole di Steve Toltz. Non che questo libro abbia niente di sbagliato: è scritto bene ed è scorrevole, ma la storia è un po’ scontata. Ho letto parecchi libri scritti in lingua inglese da indiani, tra cui Kiran Desai, Arundhati Roy e Salman Rushdie (gli altri vincitori indiani del Booker Prize), e vi posso dire che questo non è particolarmente profondo. E’ un buon romanzo, ma niente di eccezionale. Ora aspetto di leggere A Case of Exploding Mangoes, che non è nemmeno entrato nella shortlist del Booker Prize, ma mi è stato consigliato da più di una persona.
Carina l’idea di immaginare che Balram scriva al presidente cinese in visita nella sua città: ci fa rendere conto dell’importanza che stanno assumendo Cina e India nell’economia mondiale. La completa mancanza di coscienza morale e l’egoismo del protagonista è stato un po’ motivo di cruccio per me: possibile che una persona sia davvero così meschina?
Genere: romanzo
Paese: India
In italiano: “La Tigre Bianca” di Aravind Adiga, edito da Einaudi (2008), € 19
Vincitore del Booker Prize 2008
Sull’autore: Aravind Adiga è nato nel 1974 a Madras (ora chiamata Chennai), in India, ed è cresciuto a Mangalore, nello stato indiano di Karnataka. E’ emigrato in Australia con la sua famiglia ed ha terminato gli studi alla Columbia University di New York. E’ stato un giornalista per numerose testate di lingua inglese, tra cui il Financial Times. The White Tiger (2008) è il suo primo romanzo.
Trama: Balram Halwai è nato in un villaggio poverissimo, in quella che lui definisce “la tenebra” dell’India. E’ l’unico bambino del villaggio a saper leggere e scrivere, così viene soprannominato dal suo maestro “la tigre bianca”. La sua famiglia è troppo povera per permettergli di proseguire gli studi, ma Balram riesce a farsi assumere come autista da un uomo ricco e corrotto che lo porta a Delhi, tra bustarelle ai politici e puttane slave d’alto bordo. Balram, che non possiede nessuna coscienza morale e non si fa scrupolo di uccidere il suo padrone per ottenere quello che vuole, riesce a diventare un uomo ricco e potente grazie all’inganno e alla sua scaltrezza.
Alcuni pensieri: ‘Greedy greedy Indians!’. Il romanzo non fa altro che alimentare lo stereotipo degli indiani avidi di denaro e crudeli, ma tutto sommato ci voleva, vista la sfilza di romanzi che si limitano ad esaltare il lato spirituale degli indiani, dimenticando il loro spiccato senso per gli affari. Questo romanzo ha vinto il Booker Prize, ma non penso che abbia niente di speciale. Sinceramente ho preferito A Fraction of the Whole di Steve Toltz. Non che questo libro abbia niente di sbagliato: è scritto bene ed è scorrevole, ma la storia è un po’ scontata. Ho letto parecchi libri scritti in lingua inglese da indiani, tra cui Kiran Desai, Arundhati Roy e Salman Rushdie (gli altri vincitori indiani del Booker Prize), e vi posso dire che questo non è particolarmente profondo. E’ un buon romanzo, ma niente di eccezionale. Ora aspetto di leggere A Case of Exploding Mangoes, che non è nemmeno entrato nella shortlist del Booker Prize, ma mi è stato consigliato da più di una persona.
Carina l’idea di immaginare che Balram scriva al presidente cinese in visita nella sua città: ci fa rendere conto dell’importanza che stanno assumendo Cina e India nell’economia mondiale. La completa mancanza di coscienza morale e l’egoismo del protagonista è stato un po’ motivo di cruccio per me: possibile che una persona sia davvero così meschina?
STARS: 3/5