A blog about books from all around the world, with an emphasis on everything postcolonial.
Wednesday, March 25, 2009
Orange Prize for Fiction 2009 - Longlist
"The Household Guide to Dying" by Debra Adelaide (Australia)
"Girl in a Blue Dress" by Gaynor Arnold (UK)
"Their Finest Hour and a Half" by Lissa Evans (UK)
"Blonde Roots" by Bernardine Evaristo (UK)
"Scottsboro" by Ellen Feldman (USA)
"Strange Music" by Laura Fish (UK)
"Love Marriage" by V.V. Ganeshananthan (USA)
"Intuition" by Allegra Goodman (USA)
"The Wilderness" by Samantha Harvey (UK)
"The Invention of Everything Less" by Samantha Hunt (USA)
"The Lost Dog" by Michelle de Kretser (Sri Lanka/Australia)
"Molly Fox's Birthday" by Deirdre Madden (Ireland)
"A Mercy" by Toni Morrison (USA)
"The Russian Dreambook of Colour and Flight" by Gina Oschner (USA)
"Home" by Marilynne Robinson (USA)
"Evening is the Whole Day" by Preeta Samarasan (Malaysia)
"Burnt Shadows" by Kamila Shamsie (Pakistan)
"American Wife" by Curtis Settenfeld (USA)
"The Flying Troutmans" by Miriam Toews (Canada)
"The Personal History of Rachel DuPree" by Ann Weisgarber (USA)
Monday, March 23, 2009
8. “Things Fall Apart” di Chinua Achebe
Genere: romanzo
Trama: Okonkwo è un grande guerriero: la sua fama si è estesa in tutta l’Africa Occidentale ed è uno degli uomini più potenti del suo clan. Purtroppo ha anche un brutto carattere: determinato a non essere come suo padre, si rifiuta di mostrare segni di debolezza – anche se l’unico modo in cui può mostrare i propri pensieri è con la forza. Quando degli stranieri, dei bianchi, minacciano le tradizioni del suo clan, Okonkwo usa di nuovo la forza. L’orgoglio pericoloso di Okonkwo lo porterà alla rovina.
Alcuni pensieri: Sulla copertina della mia versione di Things Fall Apart c’è scritto “The writer in whose company the prison walls fall apart” – Nelson Mandela. Fa un po’ impressione sapere che Nelson Mandela leggeva questo romanzo nella cella durante la sua prigionia e mi fa capire quanto questo libro sia importante per la storia della letteratura africana. Nel mio percorso di lettura personale questo libro fa parte dei capisaldi di letteratura africana che voglio leggere (ho anche appena finito Une si longue lettre di Mariana Bâ e a breve intendo comprarmi Nervous Conditions di Tsitsi Dangarembga).
Il libro in definitiva mi è piaciuto parecchio: è affascinante leggere delle tradizioni nigeriane prima dell’avvento del cristianesimo. Ho sentito in questa intervista per BBC World Service che lo scrittore ha fatto delle ricerche per descrivere questo tipo di società che ovviamente lui non conosceva per esperienza diretta. Una delle forze del libro, a mio parere, è l’assenza di un punto di vista monolitico riguardo all’arrivo degli europei e del cristianesimo in Nigeria: alcuni pregiudizi, per esempio, l’abbandono dei gemelli nella foresta perché ritenuti spiriti maligni, vengono ovviamente ripudiati da coloro che abbracciano il cristianesimo, mentre altre tradizioni e rituali che avrebbero potuto portare ad un sincretismo religioso particolarmente interessante vengono spazzati via senza pensarci due volte. Chinua Achebe non giudica il cristianesimo o l’animismo come religioni, ma piuttosto descrive l’invadenza di una cultura e di una religione altra in un villaggio che forse non è pronto.
Okonkwo, a mio parere, si avvicina molto all'Eugene di Purple Hibiscus (un romanzo di Chimamanda Ngozi Adichie, una giovane scrittrice nigeriana, vedi qui la recensione). Infatti mi sembra di ricordare (credo sempre da una di queste interviste per la BBC) che lei si sia ispirata a lui e abbia cercato di riprodurre l’atmosfera del libro. Certamente Chinua Achebe è una grossa influenza per tutti gli scrittori nigeriani, essendo tra i più importanti scrittori del paese insieme a Wole Soyinka, Ben Okri e Christopher Okigbo. Okonkwo ha le stesse debolezze di Eugene: se da una parte è un uomo che è riuscito a diventare ricco lavorando sodo e partendo da zero ed ha ottenuto il rispetto di tutto il clan per questo, dall’altra non è capace di condurre una vita familiare serena. Okonkwo è infatti dispotico e violento in casa, sia con le mogli che con i figli, in modo molto simile a quello del padre di Jaja e Kambili.
Thursday, March 19, 2009
Man Booker International Prize 2009
Peter Carey (Australia)
Evan S. Connell (USA)
Mahasweta Devi (India)
E.L. Doctorow (USA)
James Kelman (UK)
Mario Vargas Llosa (Peru)
Arnošt Lustig (Czechoslovakia)
Alice Munro (Canada)
V.S. Naipaul (Trinidad/India)
Joyce Carol Oates (USA)
Antonio Tabucchi (Italy)
Ngugi Wa Thiong'O (Kenya)
Dubravka Ugresic (Croatia)
Ludmila Ulitskaya (Russia)
Thursday, March 12, 2009
Commonwealth Writers' Prize - Regional Winners
Best Book
Mandla Langa (South Africa) The Lost Colours of the Chameleon
Marina Endicott (Canada) Good to a Fault
Jhumpa Lahiri (United Kingdom) Unaccustomed Earth
Christos Tsiolkas (Australia) The Slap
Best First Book
Uwem Akpan (Nigeria) Say You're One of Them
Joan Thomas (Canada) Reading By Lightning
Mohammed Hanif (Pakistan) A Case of Exploding Mangoes
Mo Zhi Hong (New Zealand) The Year of The Shanghai Shark
I was right about Jhumpa Lahiri winning over Salman Rushdie, Mohammed Hanif and Uwem Akpan, but I didn't expect Aravind Adiga not to win (he was nominated in two categories!). It proves that the Commonwealth Writers' Prize it's independent from the Booker Prize.
Monday, March 9, 2009
Che libro fa... in Canada
Sunday, March 8, 2009
Italiene

In Italia, le donne guadagnano in media il 75% di quello che guadagna un uomo per lo stesso lavoro. Le donne in Parlamento sono molto poche rispetto alla media europea e se ci sono non hanno un ruolo importante. Le ministre elette dal nostro premier sono famose più per il loro bell’aspetto e poco per i loro meriti, addirittura una è un’ex soubrette e un’altra è andata a fare l’esame per l’abilitazione di avvocato in un’altra città, evidentemente perché non riusciva a passarlo nella sua. Il nostro beneamato premier, poi, ogni tanto ci regala delle perle maschiliste stupende, dal criticare Zapatero per aver scelto troppe donne nel suo Governo ad affermare che Eluana Englaro potesse rimanere incinta nonostante fosse in coma da 17 anni. Per non parlare degli stupri poi: non sono gli immigrati a stuprare le donne, sono gli uomini a stuprare le donne. Nella maggior parte dei casi è un amico o un conoscente a commettere lo stupro, qualche volta persino il fidanzato. L’Italia è il paese dove solo pochi mesi fa si è cercato di mettere mano alla legge 194, quella sull’aborto. L’idea è venuta ovviamente dagli uomini. Ma che cosa ne sanno loro che con il loro seme possono impregnare chi vogliono ma poi non ne subiscono le conseguenze?
Non c’è bisogno che ci facciate una festa solo per chiedere scusa se qualche volta ci avete obbligato a rimanere a casa a cucinare e badare alla famiglia quando volevamo lavorare e dare un contributo alla società, se qualche volta ci avete maltrattate e non considerate degne di iscriverci all’università (sì, pure questo ho dovuto sentire), se ci avete riso dietro per aver tentato di dare la nostra opinione sulla politica. C’è bisogno che in questo giorno pensiate a tutto quello che c’è ancora da fare e c’è bisogno che prima di regalare una mimosa ad una donna pensiate bene se avete o no rispettato le donne della vostra vita, come quando si va a prendere la comunione che se non hai la coscienza a posto non ci vai. Quindi dico a tutti gli italiani, uomini e donne, perdete un minuto della vostra vita per pensare a queste cose. Poi ne riparliamo.
Tuesday, March 3, 2009
Italieni - Memole Version
Italieni 2009 # 7:
Ho letto ieri nel Guardian una specie di sondaggio che è stato fatto nelle strade di Manhattan. Un giornalista girava con una foto del primo ministro britannico Gordon Brown, chiedendo ai passanti se lo conoscessero. Naturalmente nessuno l'ha riconosciuto, visto il poco carisma e l'ignoranza presunta degli americani (digitate 'Dumb Americans' su you tube e non crederete alle vostre orecchie). Chissà cosa succederebbe se girassimo per Londra con la foto del Cavaliere, chiedendo ai Londoners chi è costui... Magari un giorno di questi lo faccio! E se provo con Franceschini (emoticon diavoletto che non ho...)?
Parole (it)aliene rebus:
Ma Berlusconi ha detto "Moi, je t'ai donné la tua donna" (come sostiene la tv francese leggendo il labbiale) o "Tu sais que j'ai etudié a la Sorbona" (come sostengono i berlusconiani)? E' peggio che quando si cercava di capire che cosa ha detto Materazzi quella volta! Tranquille donne del Bel Paese, in realtà, siccome il nostro Premier è acculturato ed ha (forse) studiato alla Sorbona, la donna in questione è la Monna Lisa, gentilmente concessa dagli italiani ai cugini d'oltralpe...
Commonwealth Writers' Prize 2009 - Shortlist
Now, I would like to comment on the prize and on the shortlist. Four years ago Amitav Ghosh (the writer of, among others, Sea of Poppies, shortlisted for the Man Booker Prize and on my TBR list), withdrew from the competition criticizing the fact that only books written in English can enter the competion, thus ignoring books written in the vernacular languages. Salman Rushdie even wrote an angry essay called "Commonwealth Literature Does Not Exist", where he argues that literature is not an expression of nationality. As a matter of fact, looking at this shortlist, it is difficult to label writers. For what reason do you label The White Tiger as an Australian book and put him in the first section, instead of the second? Even though Adiga has dual citizenship, Indian and Australian, The White Tiger is an Indian book, no matter what you say. And what about Jhumpa Lahiri (writer of The Namesake)? She considers herself an American and that should be it. But then she could not enter the competition, so here you go, let's label her as an English writer (she might have English citizenship because she was born in London, even though she grew up in the States).
Best Book Award: South East Asia and the South Pacific
Aravind Adiga “Between the Assassinations” (India/Australia)
Helen Garner “The Spare Room “ (Australia)
Joan London “The Good Parents” (Australia)
Paula Morris “Forbidden Cities” (New Zealand)
Christos Tsiolkas “The Slap” (Australia)
Tim Winton “Breath” (Australia)
Best First Book Award: South East Asia and the South Pacific
Aravind Adiga “The White Tiger” (Australia)
Nam Le “The Boat” (Australia)
Mo Zhi Hong “The Year of the Shanghai Shark” (NZ)
Bridget Van der Zijpp “Misconduct” (NZ)
Preeta Samarasan “Evening is the Whole Day” (Malaysia)
Ashley Sievwright “The Shallow End Clouds of Magellan” (Australia)
Best Book Award : Europe and South Asia
Chris Cleave “The Other Hand” (UK)
Shashi Deshpande “The Country of Deceit” (India)
Philip Hensher “The Northern Clemency” (UK)
Jhumpa Lahiri “Unaccustomed Earth” (UK)
David Lodge “Deaf Sentence” (UK)
Salman Rushdie “The Enchantress of Florence” (UK)
Best First Book Award: Europe and South Asia
Sulaiman Addonia “The Consequences of Love” (UK)
Daniel Clay “Broken” UK
Joe Dunthorne “Submarine” (UK)
Mohammed Hanif “A Case of Exploding Mangoes” (Pakistan)
Murzaban F. Shroff “Breathless in Bombay” (India)
Best Book Award: Canada and the Caribbean
Marina Endicott “Good to a Fault” (Canada)
Kenneth J Harvey “Blackstrap Hawco” (Canada)
Nino Ricci “The Origin of Species (Canada)
Jacob Ross “Pynter Bender” (Grenada)
Jaspreet Singh “Chef” (Canada)
Fred Stenson “The Great Karoo” (Canada)
Best First Book Award: Canada and the Caribbean
Theanna Bischoff “Cleavage” (Canada)
Mark Blagrave “Silver Salts” (Canada)
Craig Boyko “Blackouts” (Canada)
Nila Gupta “The Sherpa and other Fictions” (Canada)
Pasha Malla “The Withdrawal Method” (Canada)
Joan Thomas “Reading By Lightning” (Canada)
Padma Viswanathan “The Toss of a Lemon” (Canada)
Best Book Award: Africa
Damon Galgut "The Imposter" (South Africa)
Tim Keegan "My Life with the Duvals" (South Africa)
Mandla Langa "The Lost Colours of the Chameleon" (South Africa)
Sindiwe Magona "Beauty’s Gift" (South Africa)
Zoë Wicomb "The One That Got Away" (South Africa)
Best First Book Award: Africa
Uwem Akpan "Say You‘re One of Them" (Nigeria)
Jane Bennett "Porcupine" (South Africa)
Jassy Mackenzie "Random Violence" (South Africa)
Chris Marnewick "Shepherds and Butchers" (South Africa)
Sue Rabie "Boston Snowplough" (South Africa)
Megan Voysey-Braig "Till We Can Keep an Animal" (South Africa)
My prediction: Aravind Adiga only for The White Tiger, Jhumpa Lahiri over Salman Rushdie, A Case of Exploding Mangoes (Pakistan's long-awaited literary revenge over India) and Say You're One of Them for Africa's best first book (I haven't read it but it was on recommended books at Waterstone's, so it means it's got to be good).
Sunday, March 1, 2009
7. “The Zigzag Way” di Anita Desai
Anno di prima pubblicazione: 2004
Genere: romanzo
Paese: scrittrice indiana, romanzo ambientato negli Stati Uniti e in Messico
Sull’autrice: vedi questo post
Trama: Eric, americano, sta facendo un dottorato in un’università del Massachusetts e decide di partire per il Messico alla ricerca delle proprie origini. I suoi nonni sono infatti partiti dalla Cornovaglia per andare a lavorare nelle miniere di una piccola cittadina messicana, ragione per cui suo padre è nato in Messico, non conservandone però alcun ricordo concreto. La nozione di spazio si confonde con quella del tempo: ad un certo punto ci troviamo nel Messico che fu ad assistere alla vita della nonna di Eric in Messico e in Cornovaglia.
Pensieri: Anche se in questo romanzo nessuno dei protagonisti è indiano e l’India non viene nominata nemmeno una volta, si può riconoscere lo stampo di Anita Desai. Uno dei personaggi più enigmatici e suggestivi del romanzo, Dona Vera, è infatti un’europea in mezzo agli indios messicani, insomma un’emarginata nella società messicana, sia creola che amerindia. E poi è una donna molto forte ed arcigna, un po’ come Nanda Kaul all’inizio di Fuoco sulla Montagna. Anche il protagonista, Eric, è un forestiero in Messico, americano di origine europea che si intrufola tra gli indios.
La fine del libro è intrisa di realismo-magico: Eric parla con il fantasma della nonna, durante una festività degli indios del luogo chiamata Dia de los Muertos (Giorno dei Morti). L’autrice è stata influenzata dagli scrittori sudamericani famosi per le zuccheriere che si spostano sul tavolo e le ragazze dai capelli verdi? Può darsi, ma non ha molta importanza: quello del romanzo è un realismo-magico che serve a dare un senso al viaggio di Eric, ma non è buttato lì per fare scena.
Forse questo non è il romanzo più bello di Anita Desai (mi sono piaciuti di più Chiara Luce del Giorno e Fuoco sulla Montagna), ma vale ugualmente una lettura e qualche riflessione.
Leggi anche la mia recensione di “In Custody” di Anita Desai